Ma i dopati non sono solo i ciclisti…

(FILES) Argentinian soccer player Diego

Un dardo che trafigge il cuore di migliaia di appassionati. È quanto rappresenta l’ennesima notizia di doping nel ciclismo.Mauro Santambrogio trovato positivo all’Epo – proprio come il compagno di squadra Danilo Di Luca – dopo il controllo antidoping del 4 maggio scorso. Nel frattempo ha percorso chilometri di strada fino a chiudere al 9° posto nel Giro.
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È il giorno dell’annuncio di Mou al Chelsea: a Madrid ha fallito?

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Autostima ai massimi livelli, competitività altissima delle sue squadre e dei loro risultati, una sequela di consensi che neanche uno sciame di api dietro la propria regina… Questo è Josè Mourinnho. Così è stato al Porto, quando ha elevato in cattedra una formazione media del calcio europeo, così è ricordato al Chelsea, dove è divenuto il tecnico più vincente della storia del club londinese, diventando, per autodefinizione, lo Special One. Per non parlare dell’avventura in nerazzurro, dove il portoghese è visto come un semi-dio in grado di divinizzare la propria squadra grazie a un 2010 concluso con il grido corale del Triplete.
A Madrid, per la prima volta, Mourinho se ne va con la coda tra le gambe. Troppe scelte controproducenti e un gioco poco in linea con una filosofia tutta calcio champagne, gli sono costate una delle panchine più prestigiose del pianeta.
Non va però dimenticato che questa volta Mourinho ha dovuto fronteggiare, in Liga come in Europa, una delle squadre più forte che la storia ricordi: il Barca di Pep Guadiola. E non sono bastate ai supporters del Madrid, le 3 semifinali consecutive in Champions League, la Liga dell’anno scorso, la Coppa di Spagna e nemmeno la Supercoppa spagnola. La mancata conquista della decima – Champions -, vero grande obiettivo del triennio mourinhano a Madrid, è vista e vissuta dal madridismo come un fallimento più grande di qualsiasi vittoria.
Le decisioni in controtendenza col passato, poi, sono state la goccia che ha fatto traboccare un vasogiá  colmo di delusioni. Dalle esclusioni reiterate di Iker Casillas, che a Madrid è una vera e propria autorità, in favore del semi sconosciuto Diego Lopez, agli attriti interni allo spogliatoio manifestatisi anche sotto i riflettori del Bernabeu, quando Ramos espose la maglia di Ozil in forma di protesta contro l’esclusione dell’amico-compegno tedesco.
Per la prima volta nella carriera, Mourinho lascia da Not Special One; ed è un aspetto da non sottovalutare per uno dei tecnici che passerà alla storia del calcio come uno dei più vincenti di sempre.
Ma la consolazione è dietro l’angolo, perchè è arrivato il giorno dell’annuncio del portoghese a Londra, alla guida dei Blues: là, il titolo di Special, non glielo toglierà nessuno.

Se il Psg rischia l’implosione…

sportwitness.ning.com

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Centinaia di milioni spesi e rischiare di rimettere mani al portafoglio. Potrebbe accadere all’ombra della Torre Eiffel, Parigi, sede del Paris Saint Germain.

I soldi comprano tutto, ma non la felicità. Sicuramente non quella di Ibra e Lavezzi, preceduti da Ancelotti. Se tutto andrà come è nei piani, sarà presumibile ritrovare lo svedese altrove – la destinazione al momento è ignota e non ipotizzabile – Lavezzi all’Inter, acquisito per accontentare Mazzarri grazie agli accordi che saranno siglati tra qualche settimana con l’indonesiano Thohir, e Ancelotti alla guida dei Blancos. Stiamo precorrendo i tempi, facendo probabilmente il passo più lungo della gamba; ma lo scenario è molto più che ipotizzabile.

Il giocattolo montato dal milionario Al Thani rimarrebbe in piedi grazie a pochi eletti; da Thiago Silva al giovane ma formidabile Lucas. Non c’è da disperarsi, perché altrove i giardini non sono poi così verdi. Ma un leggero fastidio – eufemismo – sta toccando il presidente Al Khelaifi; in un amen si è visto bloccare per 9 mesi Leonardo, uscito dai gangheri al punto da tirare una leggera spallata all’arbitro, dopo aver fallito il primo match point della Ligue 1 contro il Valenciennes. Oggettivamente una sanzione esagerata. Si attende ora l’appello…

Ciò detto, se anche il dirigente tutto stile, eleganza e compostezza si fa prendere dal nervosismo, vuole certamente significare che l’aria in casa Psg non è certo delle migliori. Veder smontare di punto in bianco parte del progetto a causa della fuga di pochi, inizia forse a bruciare; ancor più se l’allenatore che ti ha fatto ben figurare in Champions contro il Barca, non ci pensa due volte e alza i tacchi, ammaliato dal Bernabeu.

E in panchina, chi arriva? Altro dubbio, altre tensioni. Si era parlato di Wenger, accennato a Benitez, pensato a Mourinho. Ma nessuno dei tre arriverà mai alla corte di Al Thani. Ci si guarda attorno, senza individuare una guida all’altezza delle cifre spese sul mercato. La caccia continua, ma pare che il progetto parigino non alletti più di tanto giocatori e allenatori, più disposti a volare altrove: Falcao ha appena sposato la causa del Monaco.

Così vediamo che sceicchi e magnati possono piegare la volontà – quasi – di chiunque a suon di milioni, ma con questi non ci comprano la felicità dei tesserati. Che presto preferiscono fare le valigie. Staremo a vedere.

Ma se fosse Moratti (l’unico) a fare la scelta giusta?

calcioline.com

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Ore, minuti e secondi vibranti. In questo calciomercato precocemente al via, che non ha affatto intenzione di stare ad aspettare il suono del gong del 31 agosto. Forse mai come quest’anno ci si è mossi con celerità, in previsione di una stagione ancora lontana dal suo calcio d’inizio.

Va da sé: sentiamo e leggiamo di Falcao che passa al Monaco per 45 milioni, assieme ai neo-compagni Moutinho e James Rodriguez,  e a maggio non ancora ultimato. Assistiamo ai capricci – ancora! – di Ibrahimovic che con i mal di pancia sta scatenando un’epidemia, si fa per dire. Pare che anche Lavezzi, dopo mister Ancelotti, ora voglia lasciare: il viaggio a Milano nell’aprile scorso diventa oggi un ulteriore indizio da non sottovalutare…

Ma restando nella capitale della moda, la notizia che ha più eco – questione Allegri a parte – è la voglia di Massimo Moratti di sedersi a un tavolo, non per il solito caffè di metà pomeriggio, ma per trattare addirittura la cessione della società che presiede dal 1995. E si discute, vocifera e rumoreggia se sia il 20, 30, 40, 51 o addirittura l’intero pacchetto azionario, al centro del discorso. Questo magnate indonesiano, sosia di Psy – quello del Gangnam – fa sul serio e i soldi non gli mancano; come dimostra anche l’acquisto, in concomitanza con Will Smith, di una percentuale dei Philadelphia 76ers, nella Nba.

Ma la questione è un’altra, e qui arriviamo al nocciolo del problema. Sbaglia Moratti a pensare alla dismissione di una società che annualmente produce un rosso di 90 milioni? O potrebbero essere gli altri, in fondo, a non aver fatto bene i conti con l’oste della recessione?

Questa volta potrebbe avere ragione il presidente nerazzurro. Se pensiamo ai risultati dei nostri club negli ultimi anni, a livello europeo, possiamo citare il triplete nerazzurro del 2010 e il colpo di coda rossonero del 2008. Ma ad oggi non si registra – ancora! – nessuna inversione di rotta significativa e, inerti, restiamo a guardare come spettatori in platea. In attesa che siano sempre gli altri a mettere in scena lo spettacolo: la finale di Wembley è emblematica.

Dal 2010 in poi, il baratro. I big ci lasciano per “tradirci” con pretendenti più piacenti, che possono pagar loro cena, champagne, vitto e alloggi lussuosi, mentre noi possiamo al massimo portarli in osteria. E, progetto Juve a parte, all’orizzonte non c’è ancora l’ombra di uno stadio di proprietà o di una legge che quantomeno lo accompagni; con evidenti problemi nella crescita di fatturazioni ormai in balia dei diritti tv. E ancora.

Gli unici botti sul mercato sono stati quelli delle porte sbattute in faccia ai nostri club, quando hanno provato a bussare, con cortesia, alle porte dei più ricchi, nel tentativo di portarsi a casa un top player magari decaduto e a prezzi anche ribassati. Ad oggi si lanciano i giovani e va bene così.

Ma a questo punto, è lecito chiedersi. È prudente che la fanteria continui a battagliare contro nuovi eserciti – Manchester City, Psg, ora Monaco – sempre più attrezzati e agguerriti? O quando l’impresa diventa impossibile, è più saggio accontentarsi dell’onore delle armi? Riflettete…

Tutte le curiosità (e i numeri) del campionato

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Il triplice fischio è arrivato e ha segnato la fine di una stagione mai fino in fondo combattuta. A parte le velleità di Inter, prima, e Napoli, poi, il discorso scudetto è rimasto sempre appannaggio della Juventus. Mai un reale pericolo di sorpasso per la truppa di Conte, che potrà nascondersi per qualche settimana in spiaggia all’ombra dell’ombrellone; Confederations Cup permettendo.E guardando a tutte le 38 giornatevissute da agosto a maggio, ci siamo divertiti a dissotterrare le curiosità e dati statistici più curiosi, per dare un’istantanea un po’ diversa del campionato appena concluso.

Così scopriamo che l’allenatore più giovane che si sia seduto su una panchina in questa stagione, non è Andrea Stramaccioni, pur con i suoi 37 anni compiuti in gennaio, ma il debuttante Cristian Bucchi, subentrato il 5 marzo a Cristiano Bergodi sulla panchina del Pescara, che gli ha così soffiato la palma di “giovin allenatore” della seria A. Mentre “il nonno d’Italia”– con tutto il rispetto – non è Giampiero Ventura, allenatore in attività più anziano con i suoi 65 anni, ma Zdenek Zeman, 66 anni, licenziato dalla Roma per far spazio ad Aurelio Andreazzoli.

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