È vero che i calciatori che vincono si infortunano meno?

i calciatori che vincono si infortunano menoÈ forse vero che i calciatori che vincono si infortunano di meno? Uno studio condotto nel 2012 in Svezia alla Linköping University parlava forte e chiaro: per i calciatori delle squadre perdenti la frequenza dei traumi risultava del 21% superiore a quanto rilevato per i giocatori delle squadre vincitrici.

Questa è la prima puntata di Health & Sport, la nuova Rubrica di Dietroalpallone.com su Sport, Salute e Infortuni realizzata con la collaborazione di Luigi Barbieri, osteopata presso il Punti Raf del San Raffaele di Milano.

I ricercatori impegnati nello studio coordinato da Jan Ekstrand – professore di riconosciuta fama impegnato da anni nella raccolta e analisi dei dati di partite riguardanti squadre di prima fascia in tutta Europa, oggi vice presidente del comitato medico della Uefa – analizzarono i dati relativi a ben 6.272 partite giocate da 26 delle più forti squadre di calcio in Europa. Nei diversi incontri posti sotto la lente d’ingrandimento furono rilevati 2.739 traumi in tutto. Dunque, come detto, risultava un buon 21% di infortuni in meno per le squadre in grado di mettere in fila più vittorie e successi.

I dati parlano chiaro. Però in questi casi le variabili sono molteplici ed è difficile tirare conclusioni assolute. Non è sempre vero che una squadra che colleziona più vittorie sia matematicamente meno esposta al rischio di infortuni e che una squadra in lotta per la retrocessione in uno dei campionati europei faccia sempre il pienone in infermeria. Ci sono ulteriori fattori determinanti: la preparazione atletica, ad esempio, che può variare molto in base alle convinzioni del tecnico e del suo staff.

La stagione 2010/2011 fu estremamente positiva per il Milan di Massimiliano Allegri, con la conquista del 18esimo Scudetto e la bellezza di 24 vittorie e sole 4 sconfitte collezionate. Eppure quella prima stagione fece registrare addirittura 36 infortuni muscolari. E non andò meglio durante il secondo anno; durante il campionato 2011-2012 – vinto poi dalla Juventus di Antonio Conte -, il Milan riuscì a collezionare 137 infortuni, di cui 78 di natura muscolare. Divenne noto a livello planetario il caso delicato di Alexandre Pato, e in quello stesso anno si fermarono più volte ai box anche Thiago Silva, Nesta, El Shaarawy, Aquilani, Ambrosini e Abbiati, per un totale di 307 assenze al termine delle 38 giornate disputate.

E la tendenza non sembra essere cambiata più di tanto con Max Allegri alla guida della Juventus. Il saldo aggiornato dopo la 13esima giornata di questo campionato (gara vinta contro il Milan) conta 25 infortuni totali, 19 dei quali di natura muscolare: in sostanza una media di 6 stop al mese per la Juve.

Allegri fa il punto della situazione infortuni alla Juventus in conferenza stampa

E sebbene il Barcellona l’anno scorso abbia dato in qualche modo credito allo studio condotto nel 2012 alla Linköping University – collezionando pochissimi infortuni e arrivando a conquistare praticamente tutto tra Liga, Champions League e Coppa del Re – quest’anno ha smentito in maniera categorica la teoria alla base della statistica sopra esposta: nonostante tra agosto e settembre avesse collezionato solamente vittorie convincenti, la squadra di Luis Enrique era incappata in una situazione d’emergenza definita «comica» dallo stesso tecnico spagnolo.

Anche Giorgio Galanti, direttore della Scuola di specializzazione di medicina dello sport dell’Università di Firenze, accolse con un certo scetticismo i risultati dello studio svedese:

«Mi sembra azzardato estendere i dati sugli infortuni di vincitori e vinti a tutto il calcio. E poi sarebbe utile capire a quali infortuni ci si riferisce: traumatici, come le lesioni a ginocchio e caviglia, o muscolari. Quello che sappiamo è che negli ultimi 20 anni, anche se è in parte cambiato il modo di giocare a calcio, i traumi a carico del ginocchio non sono né aumentati né diminuiti. I traumi muscolari sono i più comuni e pare che siano più frequenti nel Nord Europa che nel Sud, verosimilmente per le differenti condizioni climatiche. Sicuramente per ridurre il rischio di infortuni sul campo è importante una simbiosi tra medico e atleta e una corretta preparazione sportiva. Non guasterebbe poi un po’ più di prudenza prima di mandare in campo a pieno ritmo un giocatore che si è infortunato di recente, questo perché il rischio di reinfortunio aumenta considerevolmente».

Credo valga la pena di approfondire un aspetto in particolare. Più vittorie (e quindi meno stress, tensione etc.) sembrano in qualche modo favorire la riduzione del tasso di infortuni – anche se non sembra essere un dato incontrovertibile – così come esistono altri fattori in grado di influenzare la maggiore o minore esposizione al rischio di infortuni (clima e preparazione atletica, ad esempio): ma ci sono altri metodi, di natura anche scientifica, che permettono di ridurre in maniera mirata il rischio infortuni per i calciatori? Ne è convinto Luigi Barbieri, osteopata presso il Punti Raf del San Raffaele di Milano:

«Nelle squadre di calcio professionistiche si fa ancora molto, forse troppo affidamento alle terapie mediche classiche; è un mondo ancora poco aperto a quelle che vengono definite “medicine integrate”. Gli sportivi professionisti potremmo paragonarli a delle macchine di Formula 1: anche loro hanno bisogno di un riequilibrio funzionale continuo e frequente che solleciti il loro apparato muscolo-scheletrico; e ciò può essere effettuato solamente da un osteopata esperto con conoscenze mirate in ambito sportivo.                                                        

Le manipolazioni osteopatiche sono in grado di curare, o addirittura prevenire, lesioni muscolari, tendiniti acute e croniche e anche la tanto temuta e problematica pubalgia. E questo è possibile, naturalmente, in assenza di patologie organiche acute (o croniche) quali le ernie inguinali, varicocele etc.

È poi molto importante che questo lavoro venga effettuato in equipe con l’allenatore, il preparatore atletico, il medico sociale e il fisioterapista; cosa che non credo però sia ancora possibile oggi nel calcio professionistico in Italia. Non si può dire la stessa cosa dei calciatori, che essendo molto attenti all’integrità fisica e avendo testato direttamente sul proprio corpo l’efficacia dei metodi connessi all’osteopatia, si rivolgono in maniera sempre più frequente a osteopati molto preparati, anche al di fuori della società di appartenenza».

Dalla ricerca svedese è emerso infine come il rischio di traumi diventi maggiore quando la squadra di casa gioca nel proprio stadio – è dimostrato che i calciatori tra le proprie mura giochino in modo più aggressivo, con passaggi più lunghi e veloci – oppure quando si è impegnati nelle partite di Champions League, piuttosto che nelle coppe locali. Le gare di Champions League sono connotate da un particolare agonismo e vengono generalmente affrontate su ritmi molto sostenuti (superiori rispetto a quelli delle gare dei campionati d’Europa) e questo va inevitabilmente a influire anche sulla condizione fisico/atletica dei calciatori.

  • garibaldi pentito

    Senti stronzetto, mettila di spammare il sito di Repubblica con i tuoi link del cazzo, ok?