Perché a Wimbledon ci si veste di bianco

Perché a Wimbledon ci si veste di biancoIl fascino di Wimbledon è innegabile ed è sorretto da alcune inscalfibili tradizioni.

Ci si veste di bianco, il fascino dell’All England Club, il grigiore e la pioggia londinese, il prestigiosissimo Royal Box, l’erba impeccabile, i numerosissimi vip e tanti, tanti soldi in palio: 26,5 milioni di sterline il montepremi complessivo dello scorso anno.

Va bene, ma vi siete mai chiesti perché a Wimbledon ci si veste di bianco? Tutto ebbe inizio oltre un secolo fa, nel 1868, anno di nascita del club che ospita ancora oggi il torneo di tennis più antico e prestigioso al mondo. Dopo circa tre anni dalla sua nascita, l’All England Lawn Croquet Club cambiò il nome in All England Lawn Tennis and Croquet proprio per l’interesse crescente verso questa disciplina emergente, il tennis appunto. Molte delle regole fissate nel 1877 per l’istituzione del nuovo torneo sono rimaste intatte e sono in vigore ancora oggi. L’abbigliamento rigorosamente in bianco, è una di queste.

Le macchie di sudore particolarmente evidenti sui capi colorati non erano per nulla tollerate, erano considerate sconvenienti, non piacevano insomma, e da quel momento il bianco divenne un’istituzione.

Tanto che nel corso degli anni si sono verificate assurde anomalie legate al rigido dress code. Giusto l’anno scorso la BBC riferiva: «Hanno costretto alcuni giocatori a cambiare il loro reggiseno o la canottiera, perché avevano un piccolo elemento colorato», questo mentre la tennista ceca Barbora Zahlavova Strycova, in quegli stessi giorni, denunciava come agli ispettori del torneo fossero addirittura autorizzati a controllare cosa indossassero le tenniste sotto la gonna.

Cosa che sorprende fino a un certo punto; già nell’edizione 2013 Roger Federer fu multato perché le suole (arancioni) delle sue scarpe violavano palesemente il codice. Prima di lui anche Andre Agassi si scontrò con la rigidità dell’All England Club, disertò per i primi anni della carriera il torneo di Wimbledon e anche l’Australian Open, perché allora era obbligatorio il bianco in entrambe le competizioni.

Due anni fa il Club ha rilasciato le linee guida del dress code per tutti i giocatori: «Il bianco non comprende bianco sporco o crema», è consentita «una striscia colorata nella zona del collo o delle maniche che non sia più grande di un centimetro, anche per i loghi degli sponsor», «anche le scarpe devono essere interamente bianche, incluse le suole», «ogni indumento intimo (colorato) che sia visibile o possa essere visibile non è consentito». Ed è freschissima la notizia secondo la quale anche Eugenie Bouchard è stata sanzionata perché il reggiseno che indossava non era completamente bianco, ma aveva le spalline nere. Alla faccia del rigore.