Perchè nessuno vuole più ospitare le Olimpiadi?

Perchè nessuno vuole più ospitare le OlimpiadiIl no alle Olimpiadi di Roma 2024 ha scatenato, sta scatenando, continuerà a scatenare, numerose polemiche.

La domanda ridondante e il dubbio preminente in fondo è quello lì: le Olimpiadi a Roma avrebbero portato più benefici o malanni alla città (e all’Italia)?

Detto che ci sono diverse argomentazioni a favore dell’una e dell’altra tesi e ribadito che comunque quella di Roma sarebbe stata – non lo è più, dopo il “no” della sindaca di Roma Raggi – una candidatura e non una definitiva assegnazione, c’è un altro aspetto molto importante da considerare, un trend se volete, che è il seguente: sempre più città decidono di farsi da parte e rifiutano la possibilità di ospitare le Olimpiadi. Perchè?

Andiamo per gradi. Innanzitutto va detto che nel recente passato molte città quali Cracovia (Polonia), Stoccolma (Svezia), St. Moritz (Svizzera), Davos (Svizzera) e Monaco (Germania) avevano rinunciato alla possibilità di ospitare le Olimpiadi invernali del 2022. Il Washington Post a suo tempo – parliamo di un paio d’anni fa – spiegava che queste città avevano optato per la rinuncia in quanto non volevano trovarsi nella medesima situazione di Atene, Pechino o Sarajevo, che ad anni di distanza dall’organizzazione dei Giochi si ritrovano ancora piene di rovine inutili e strutture abbandonate costate una montagna di quattrini alle amministrazioni locali. Un altro importante esempio citato dal giornale è Monaco, che come eredità delle Olimpiadi del 1972 si ritrova edifici vecchi e per lo più inutilizzati.

C’è poi anche la storia della sostenibilità dei costi da considerare. Uno studio dell’Istituto Bruno Leoni dal titolo “L’importante è partecipare: perché rinunciare a Roma 2024” cita un’analisi condotta da Bent Flyvbjerg e Allison Stewart  professori a Oxford – che dimostrano con una certa dovizia di particolari come negli ultimi anni le Olimpiadi si siano rivelate un salasso per i Paesi organizzatori. Nel mio tweet di seguito ho riportato i dati del report.

Tanti soldi spesi, ma poi bisogna considerare l’effettiva utilità delle strutture e infrastrutture messe in piedi con quelle risorse. Lo spreco è dietro l’angolo. Un’interessante progetto realizzato dalla fotografa milanese Anna Pizzoccaro – purtroppo non più accessibile online ma recuperabile grazie ad alcune immagini pubblicate in passato da ilPost.it – mostra come spesso i parchi olimpici vengano completamente abbandonati una volta finite le Olimpiadi, trasformandosi così in luoghi desolati nonostante le attività che continuano a ospitare solo saltuariamente.

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Zone in ristrutturazione all’interno del Parco Olimpico di Melbourne per la serie “Parchi olimpici abbandonati” di Anna Pizzoccaro (Foto da il Post)

Nagano, Montreal, Pechino e Sochi. Ancor di più Atene. Sono tutti esempi eloquenti di città ospitanti sommerse dai debiti negli anni successivi alle luci delle Olimpiadi. Grandi investimenti che nella maggior parte dei casi superano i costi di spesa stimati in partenza, per poi ritrovarsi piegati dagli eccessivi sforzi messi in campo. Pensate che la città giapponese di Nagano ha ospitato le Olimpiadi invernali del 1998 e ancora oggi deve ripagare completamente i debiti.

Un bel grattacapo, tanto che in passato provocatoriamente ci fu qualcuno che si interrogò sull’opportunità di eliminare le Olimpiadi una volta per tutte. Charles Lane – ex inviato di Newsweek ed ex direttore del New Republic – sul Washington Post sostenne l’opportunità di eliminare le Olimpiadi non solo perchè nel tempo hanno dimostrato di tradire i valori del loro fondatore, l’aristocratico francese Pierre de Coubertin, ma anche perchè “le Olimpiadi non sono un affare economico per i paesi che le organizzano, come ha dimostrato l’esperienza della Grecia, che per organizzare le Olimpiadi del 2004 si è indebitata per più di 6 miliardi e mezzo di euro”.