“Pistorius colpevole”: la pagina Facebook che lo condanna

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"Pistorius colpevole": la pagina Facebook che lo condanna“Lasciate ogni speranza voi ch’intrate”. L’avviso sulla porta d’ingresso richiama il tono perentorio del verso dantesco: “Not for sensitive or emotional readers. If you can’t handle the topic or the comments leave this page”. Tradotto: “Pagina non per lettori emotivi o sensibili. Se non siete capaci di gestire l’argomento o i commenti, abbandonate questa pagina”.

La pagina in questione è intitolata Oscar Pistorius. Colpevole/Non colpevole. A un anno di distanza dal tragico evento che ha portato alla scomparsa di Reeva Steenkamp, modella ed ex fidanzata del campione sudafricano, Pistorius rompe un silenzio durato un anno e lo fa con poche ma sentite parole sul suo sito ufficiale.

Nessuna parola può cogliere adeguatamente i miei sentimenti circa l’incidente devastante che ha causato tale angoscia per tutti coloro che hanno veramente amato – e continuano ad amare – Reeva. Il dolore e la tristezza, specialmente per i genitori, parenti e amici di Reeva, mi consuma di dolore. La perdita di Reeva e il trauma di quel giorno, lo porterò con me per il resto della mia vita.

- Oscar

“Pistorius colpevole”: la pagina Facebook che lo condanna

Il processo riprenderà il 3 marzo, per cercare di fare finalmente chiarezza su una vicenda che lo tiene sul banco degli imputati, accusato di omicidio. Non solo in aula. La pagina Facebook nata il 13 febbraio del 2013, a pochissime ore dal delitto, continua ancora oggi il processo mediatico al campione di Pretoria. E lo fa con documenti ufficiali sbattuti in pagine e immagini e fotografie nude e crude nel bagno dove si è consumato l’omicidio della abitazione, di cui probabilmente nemmeno i giornali sono in possesso. Ma quando la cassa di risonanza arriva a contare quasi 30 mila persone, il megafono allarga il suo raggio d’azione e il processo “sociale” diventa brutale.

“Pistorius è colpevole”, scrive più d’uno. Senza prove ovviamente, con le notizie dei giornali all’orecchio, piovono sentenze. Nel mondo della rete se ne vedono di tutti i colori e non per questo il senso di disappunto o talvolta di ripugnanza va soppresso. Ci sono cose che vanno raccontate anche senza, banalmente, normalizzarle alla voce “che vuoi, è internet!”. Cose come questa, mi lasciano perplesso. Persone che non si limitano a informare dal canto loro, ma scatenano una caccia alle streghe alimentata da convinzioni e, spesso, odio. La brutalità di alcuni commenti ha portato gli admin a mettere forte e chiaro l’avviso di cui sopra. Un’aula di tribunale nata e cresciuta su Facebook che, ora, si prepara al processo vero e proprio. A suon di sentenze. Qui: “R.I.P Schumacher”: la pagina della VERGOGNA…

 

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