Quello che non posso non dire sul Milan

Quello che non posso non dire sul Milan

L’era di Sinisa è finita, quella di Cristian è iniziata. I cognomi vengono lasciati da parte perché a Milanello si fa presto a prendere familiarità con i nomi. Cambiano spesso, girano come trottole in una sorta di zamparinismo trapiantato nel verde di Carnago.

Che nell’illogicità esasperata del zamparinismo si può trovare una logica, il patron del Palermo applica Karl Kraus alla lettera ormai da parecchio tempo: “Ben venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato”. Zamparini è l’esperto del settore. Peccato che dagli errori del presente non si stia imparando nulla per il futuro. Berlusconi cerca disperatamente una risposta certa in un turbinio di insicurezze, ma dimostra di pescare a caso senza riuscire ad estrarre il jolly dal mazzo. Brocchi o Bertolaso non fa differenza, scelte errate in dimensioni lontane e differenti: la decisione è (quasi) sempre quella sbagliata se non viene supportata dalla programmazione, se alla mente prevale la pancia, se invece di ragionare con la testa si preferisce dare ascolto all’impulso.

E sì che la casa bianconera avrebbe dovuto insegnare molto in questi anni; non è molto lontana da Milano, in fondo si trova soltanto a Torino: i mattoncini collocati avendo una visione più ampia del progetto sono quelli che permettono di gettare le basi più solide, durature, resistenti. La Juventus ne è la prova vivente.

Invece si decide di avanzare con entrambi gli occhi bendati, la buca o il burrone sono lì a un passo; si cerca disperatamente il nome di fortuna che permetta di costruirla la fortuna. Sul mercato o in casa propria non fa molta differenza, il mood rimane lo stesso.

“Cominceremo a pensare al mercato da dopo la finale. Mario deve ancora conquistarsi al possibilità di rimanere”, ha detto Galliani non più tardi di qualche giorno fa. Si procrastina quando bisognerebbe invece anticipare i tempi.

E ancora. Prima era Bee Taechaubol, ora sarebbe Jack Ma di Alibaba il partner-socio-acquirente vicino a rilevare il club. Ma in questo minestrone resta sovrana l’incertezza.