Com’è giocare a calcio in Corea del Nord

Com'è giocare a calcio in Corea del NordNon è facile reperire notizie di prima mano sulla Corea del Nord, la maggior parte riguarda i test missilistici con cui è alle prese un giorno sì e un giorno no il dittatore ultra chiacchierato Kim Jong-un.

Cronaca recente degli ultimi tempi è anche l’arresto del giovane studente americano condannato a 15 anni di lavori forzati per aver tentato di rubare uno striscione propagandistico dal suo hotel a Pyongyang; il suo nome è Otto Warmbier e prima del suo viaggio in Corea del Nord era un normale studente dell’Università della Virginia. Le maniere forti e le strampalate decisioni di Kim Jong-un hanno portato oggi il regime della Corea del Nord a rappresentare una delle minacce più temibili e imprevedibili dei giorni nostri.

Restando nel campo delle cose di sport, mi è sorta la curiosità di approfondire e raccontare come si svolga in Corea del Nord quello che rappresenta nel mondo uno degli svaghi più diffusi e praticati dai ragazzi di tutte le fasce d’età: giocare a calcio. Com’è giocare a calcio in Corea del Nord? Quello che può sembrare banale e scontato in un normale campo in erba di Milano, Londra, Madrid o Berlino, non lo è in un rettangolo verde qualsiasi di Pyongyang.

In Corea del Nord le cose si trasformano radicalmente e assumono fattezze del tutto nuove, da scoprire, quasi da studiare con circospetta attenzione. Perché non si tratta soltanto di una normale partita di pallone, ma varcato il confine diventa uno studio sociologico dai mille risvolti.

Tim Hartley nel 2013 raccontò per la BBC come è stata quella esperienza, assistere a una partita di calcio con 50.000 spettatori in Corea del Nord.

com'è giocare a calcio in corea del nord
(Lo stadio Kim II-sung con il ritratto del suo fondatore e di suo figlio, Kim Jong-il: questa è una tendenza comune in molti edifici della Corea del Nord, anche se negli ultimi tempi sta un po’ svanendo, è il commento di chi la foto l’ha scattata, Dan Hough)

Chiudete gli occhi per un secondo e provate a immaginare lo scenario: silenzio quasi tombale, nessuno strepito o schiamazzo, nessun coro – figuriamoci – l’atmosfera sembra abbandonare quella tipica degli stadi per tramutarsi quasi in un’opera teatrale vissuta in rigoroso silenzio. Ma non ci troviamo al cinema, bensì allo Kim II-sung, stadio inaugurato nel lontano 1926 durante l’occupazione giapponese della Corea, un tempo era conosciuto come stadio Girimri, ora non più.

«Quando siamo entrati nello stadio da 50.000 posti Kim II-sung non c’era nulla: niente code, niente tornelli, niente chioschi. Sugli spalti file di uomini sedevano in silenzio, indossando identici abiti scuri e cravatte rosse. Tutti gli spettatori avevano una spilla sul petto. No, non una spilla della squadra Pyongyang FC, ma del g rande leader Kim II Sung.

Il campo artificiale sembrava immacolato sotto il sole del mattino di primavera. Il calcio d’inizio era fissato alle 09:30. Non ci sono stati canti e bandiere o sciarpe in vista, solo un leggero mormorio. Molti spettatori erano soldati in uniformi verdi e cappelli a tesa larga. Non so se erano costretti a partecipare, ma alcuni sono rimasti in silenzio leggendo un libro e non hanno mostrato interesse per la partita.

partita di calcio in corea del nord

(Una foto scattata dentro lo stadio Kim II-sung da un ragazzo in viaggio, Dan Hough, durante il suo viaggio in Nord Corea: “c’erano cheerleaders in una metà dello stadio, spettatori normali nell’altra metà; e sì, c’erano guardie militari sparse dappertutto”)

L’avversario, la squadra dell’Amrokgang, sembrava più forte nel primo tempo, ma è stata una partita poco interessante. Il Pyongyang ha reagito e ha vinto con un rigore anche se sarebbe stato impossiile intuirlo dalla reazione della folla: non ha fiatato nessuno

I miei compagni di viaggio hanno deciso di iniettare un po’  di atmosfera vecchio stile, e abbiamo iniziato a cantare “Pyongyang ooh, ooh Pyongyang ooh, ooh!. Ma la gente del posto ci fissava sbalordita. In una terra in cui si deve chiedere il permesso di parlare, questo spettacolo di individualità, di spontaneità, non è stato visto come maleducato o aggressivo. Ci hanno semplicemente fissato senza capire».

Un mondo parallelo. Semplicemente.

Buzzoole