Ma se fosse Moratti (l’unico) a fare la scelta giusta?

calcioline.com

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Ore, minuti e secondi vibranti. In questo calciomercato precocemente al via, che non ha affatto intenzione di stare ad aspettare il suono del gong del 31 agosto. Forse mai come quest’anno ci si è mossi con celerità, in previsione di una stagione ancora lontana dal suo calcio d’inizio.

Va da sé: sentiamo e leggiamo di Falcao che passa al Monaco per 45 milioni, assieme ai neo-compagni Moutinho e James Rodriguez,  e a maggio non ancora ultimato. Assistiamo ai capricci – ancora! – di Ibrahimovic che con i mal di pancia sta scatenando un’epidemia, si fa per dire. Pare che anche Lavezzi, dopo mister Ancelotti, ora voglia lasciare: il viaggio a Milano nell’aprile scorso diventa oggi un ulteriore indizio da non sottovalutare…

Ma restando nella capitale della moda, la notizia che ha più eco – questione Allegri a parte – è la voglia di Massimo Moratti di sedersi a un tavolo, non per il solito caffè di metà pomeriggio, ma per trattare addirittura la cessione della società che presiede dal 1995. E si discute, vocifera e rumoreggia se sia il 20, 30, 40, 51 o addirittura l’intero pacchetto azionario, al centro del discorso. Questo magnate indonesiano, sosia di Psy – quello del Gangnam – fa sul serio e i soldi non gli mancano; come dimostra anche l’acquisto, in concomitanza con Will Smith, di una percentuale dei Philadelphia 76ers, nella Nba.

Ma la questione è un’altra, e qui arriviamo al nocciolo del problema. Sbaglia Moratti a pensare alla dismissione di una società che annualmente produce un rosso di 90 milioni? O potrebbero essere gli altri, in fondo, a non aver fatto bene i conti con l’oste della recessione?

Questa volta potrebbe avere ragione il presidente nerazzurro. Se pensiamo ai risultati dei nostri club negli ultimi anni, a livello europeo, possiamo citare il triplete nerazzurro del 2010 e il colpo di coda rossonero del 2008. Ma ad oggi non si registra – ancora! – nessuna inversione di rotta significativa e, inerti, restiamo a guardare come spettatori in platea. In attesa che siano sempre gli altri a mettere in scena lo spettacolo: la finale di Wembley è emblematica.

Dal 2010 in poi, il baratro. I big ci lasciano per “tradirci” con pretendenti più piacenti, che possono pagar loro cena, champagne, vitto e alloggi lussuosi, mentre noi possiamo al massimo portarli in osteria. E, progetto Juve a parte, all’orizzonte non c’è ancora l’ombra di uno stadio di proprietà o di una legge che quantomeno lo accompagni; con evidenti problemi nella crescita di fatturazioni ormai in balia dei diritti tv. E ancora.

Gli unici botti sul mercato sono stati quelli delle porte sbattute in faccia ai nostri club, quando hanno provato a bussare, con cortesia, alle porte dei più ricchi, nel tentativo di portarsi a casa un top player magari decaduto e a prezzi anche ribassati. Ad oggi si lanciano i giovani e va bene così.

Ma a questo punto, è lecito chiedersi. È prudente che la fanteria continui a battagliare contro nuovi eserciti – Manchester City, Psg, ora Monaco – sempre più attrezzati e agguerriti? O quando l’impresa diventa impossibile, è più saggio accontentarsi dell’onore delle armi? Riflettete…

COMMENTO: Allegri, le ore contate e il volere di Berlusconi

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Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Recita così il proverbio, giusto? Ebbene, il detto calza a pennello nella situazione che sta investendo – in fila indiana – Allegri, Galliani, il Milan. Quasi una strage sportiva che si sta consumando – perdonate l’iperbole – proprio in queste ore; ore che sono contate, oramai, per la vita in rossonero di Acciuga Max.

Ma tant’è, se Berlusconi si mette in testa qualcosa, è difficile poi cavargliela dal cervello. Croce e delizia di un uomo che da diversi lustri siede in prima fila, stadio o parlamento non fa differenza.

Restando al presente, pare deciso quello che sarà il prossimo step: Freccia(giallo)rossa in direzione Roma. Pallotta e i giocatori lo aspettano, il patto è già siglato, il contratto quasi. Per proseguire con maggior fortuna un progetto in ritardo ormai di un paio di anni; Luis Enrique e Zeman, ora anche Andreazzoli, ne sanno qualcosa. Anche loro vittime di se stessi e di obiettivi sfumati uno dietro l’altro, con l’aggravante poi, di aver ceduto la Coppa Italia ai detestati colori laziali.

Ma a Milanello si attende solo di conoscere il nome del prossimo capitano – no, Ambrosini non c’entra – che guiderà la giovane e inesperta truppa, capace tuttavia di centrare il terzo posto al primo colpo. E i playoff della Champions 2013/2014 sono già all’orizzonte. Servirà dunque qualcuno capace di mandare in porto la missione al primo colpo, perché di tempo per l’apprendistato ce ne sarà davvero poco. Galliani ha pensato e caldeggiato Pippo Inzaghi, Berlusconi ha optato invece per l’olandese oggi attuale calciatore del Botafogo. Se avete due spiccioli da puntare, su chi li scommettereste? Io non ho dubbi.

Tutte le curiosità (e i numeri) del campionato

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Il triplice fischio è arrivato e ha segnato la fine di una stagione mai fino in fondo combattuta. A parte le velleità di Inter, prima, e Napoli, poi, il discorso scudetto è rimasto sempre appannaggio della Juventus. Mai un reale pericolo di sorpasso per la truppa di Conte, che potrà nascondersi per qualche settimana in spiaggia all’ombra dell’ombrellone; Confederations Cup permettendo.E guardando a tutte le 38 giornatevissute da agosto a maggio, ci siamo divertiti a dissotterrare le curiosità e dati statistici più curiosi, per dare un’istantanea un po’ diversa del campionato appena concluso.

Così scopriamo che l’allenatore più giovane che si sia seduto su una panchina in questa stagione, non è Andrea Stramaccioni, pur con i suoi 37 anni compiuti in gennaio, ma il debuttante Cristian Bucchi, subentrato il 5 marzo a Cristiano Bergodi sulla panchina del Pescara, che gli ha così soffiato la palma di “giovin allenatore” della seria A. Mentre “il nonno d’Italia”– con tutto il rispetto – non è Giampiero Ventura, allenatore in attività più anziano con i suoi 65 anni, ma Zdenek Zeman, 66 anni, licenziato dalla Roma per far spazio ad Aurelio Andreazzoli.

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A Madrid la finale dei Mondiali di Fifa 13

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Quest’anno è toccato a Madrid ospitare la fasefinale della Fifa Interactive World Cup: il più grande torneo mondiale di videogiochi; nello specifico di Fifa 13. Non è il primo anno che va in scena e non sarà nemmeno l’ultimo: la Fifa e la EA Sports hanno appena siglato un nuovo accordo che li terrà a braccetto almeno fino al prossimo 2022. Un matrimonio che viene rinnovato con soddisfazione di tutti dal 1993, quando venne buttato sul mercato il primo videogioco marchiato Fifa.
E il successo dell’evento è in costante crescita. Dopo le tappe trionfali a Barcellona e Dubai, ora sono 21 i ragazzi arrivati a Madrid per cimentarsi nelle fasi finali del torneo. La scrematura quest’anno è stata particolarmente notevole: solo una ventina di giocatori è arrivata in fondo sugli oltre 2,5 milioni di partecipanti sparsi in tutto il mondo: c’è chi viene dall’Italia come Mattia Guarracino, chi dalla Colombia come Botero, chi dalla Romania come Patrascu e chi dal Messico e dalla Francia, come Torres Vivero e Bruce Grannec, rispettivamente secondo e primo classificato del torneo. Il francese tornerà a casa con un bel gruzzoletto: 20 mila dollari.

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Come cambieranno le panchine in Europa il prossimo anno?

Inter Milan's Portuguese coach Jose Mour

Ancora pochi giorni e in Europa assisteremo a un rimescolamento generale delle panchine. Forse mai come quest’anno, il ruolo dell’allenatore la farà da padrone nel calciomercato estivo. Con una differenza sostanziale: la celerità degli spostamenti rispetto a quella dei colleghi calciatori; se per quest’ultimi c’è tempo fino al gong del 31 agosto per trasferirsi altrove, per “gli abitanti delle panca” il lavoro di pianificazione della preparazione estiva e del mercato impongono tempistiche ristrette.

Così accade che Pep Guardiola abbia firmato per il Bayern Monaco già nel gennaio scorso, in netto anticipo rispetto ai propri colleghi. L’anno sabbatico a New York, intrapreso dopo i 14 trofei sollevati alla guida dei blaugrana, ha favorito questa trattativa che procedeva ormai da qualche mese. Del resto anche l’addio diJupp Heynckes al Bayern Monaco al termine della stagione – se lo farà da trionfatore assoluto o meno bisognerà attendere la finale del 25 maggio a Wembley – ha spianato la strada allo sbarco di Pep in Germania.

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