Tra l’apoteosi europea e le sirene di mercato: l’Inter si gode i complimenti di Vanoli e ridisegna la squadra
“L’Inter ha fatto un vero e proprio capolavoro”. Paolo Vanoli apre in questo modo la sua conferenza stampa, quasi un atto dovuto alla vigilia dell’attesa sfida di campionato contro una squadra appena approdata alla finale di Champions League. Il tecnico granata spende parole di grande ammirazione per Inzaghi e i suoi ragazzi, esaltando in modo particolare la doppia, spettacolare semifinale giocata contro il Barcellona. Affrontare un avversario di questa caratura è una motivazione che nasce da sola per il Torino, chiamato a scendere in campo con la giusta carica per dare continuità al proprio percorso di crescita.
A tenere banco nei primi minuti è però la salute dello stesso allenatore, che torna a parlare in pubblico dopo il grande spavento vissuto contro il Venezia. Vanoli rassicura tutti con un sorriso: sta bene. Quel malore accusato alla mezz’ora della ripresa è ormai alle spalle. Ci tiene moltissimo a ringraziare lo staff medico del Toro e gli operatori della Croce Rossa, tempestivi ed efficaci nel soccorrerlo direttamente allo stadio. Un episodio che ha scatenato un’ondata di affetto travolgente e inaspettata, tanto da rendergli impossibile rispondere ai tantissimi messaggi ricevuti in questi giorni.
L’infermeria granata e il legame con la storia
Le buone notizie per Vanoli arrivano anche dall’infermeria, con una rosa che sta progressivamente ritrovando i suoi interpreti. Ricci e Linetty sono nuovamente a pieno regime. Anche Casadei è perfettamente recuperato dopo aver gestito un lieve sovraccarico al polpaccio che lo aveva tenuto a riposo per un paio di giorni. La situazione è invece più complessa per altri elementi della rosa. Sosa necessita di ulteriori valutazioni, mentre Karamoh è praticamente fuori dai giochi a causa di un principio di pubalgia avvertito di recente. Sicura anche l’assenza di Pedersen, fermato da un trauma facciale.
La settimana granata è stata inevitabilmente segnata anche dalle emozioni del 4 maggio. Vanoli ha vissuto la sua prima commemorazione a Superga da condottiero della squadra. Il rumore assordante di quel silenzio davanti alla lapide, rotto solamente dalla voce di Zapata intento a leggere i nomi degli Invincibili, ha lasciato nel tecnico un segno profondo. È da questa fortissima eredità che nasce la promessa di non tradire mai i valori del club da qui a fine stagione. Valori incarnati alla perfezione da leggende come Paolo Pulici, graditissimo ospite al Filadelfia nei giorni scorsi. Un incontro definito bellissimo dall’allenatore, fermamente convinto che il futuro si possa costruire solo mantenendo un dialogo vivo con il passato. Un futuro che, guardando al campo, potrebbe vedere l’impiego dal primo minuto di qualche giovane promessa contro l’Inter, con Dembelé che ha ottime chance di partire titolare per accumulare esperienza preziosa.
Il peso della Serie A sul palcoscenico continentale
I recenti successi nerazzurri spingono Vanoli a una riflessione più ampia sullo stato di salute del calcio italiano. Nel nostro Paese la tendenza è spesso quella di essere ipercritici, comportandoci tutti da commissari tecnici pronti a evidenziare solo ciò che non funziona. Guardando i fatti, però, la realtà è ben diversa. La costanza della Fiorentina in Conference League e le grandi cavalcate di Roma e Atalanta in Europa League dimostrano il reale spessore del nostro movimento. La Serie A, tatticamente spietata e complessa, resta un campionato estremamente affascinante e continua a farsi rispettare in tutta Europa.
Il cantiere Inter: rivoluzione totale nel reparto arretrato
Se da una parte l’Inter raccoglie elogi e si gode l’apice del calcio europeo, dall’altra la dirigenza lavora già a fari spenti per programmare il futuro. L’estate nerazzurra si preannuncia caldissima, soprattutto per quanto riguarda il pacchetto arretrato, destinato a subire una vera e propria rivoluzione tra partenze annunciate e incastri di mercato.
La situazione difensiva è a dir poco intricata. Acerbi e Darmian viaggiano ormai verso i saluti, con i loro contratti in dirittura d’arrivo. Il destino di De Vrij è tutto da scrivere e richiederà valutazioni attente da parte della società. Considerando che Palacios ha già fatto le valigie a gennaio, i buchi da tappare cominciano a essere numerosi. Tra le poche certezze assolute c’è Akanji, per il quale l’Inter farà scattare l’opzione di acquisto. Resta invece in sospeso la questione Pavard, vincolata alla decisione del Marsiglia sulla clausola di riacquisto.
A rendere il puzzle ancora più complesso ci sono le legittime richieste di chi finora ha trovato meno spazio. Carlos Augusto spinge per giocare con maggiore continuità, un’ambizione più che giustificata viste le ottime risposte fornite in campo. L’ombra più grande, tuttavia, riguarda Alessandro Bastoni. Il difensore della nazionale è costantemente corteggiato dal Barcellona. Sebbene non abbia ancora mostrato l’intenzione di lasciare Milano, una sua eventuale partenza obbligherebbe la dirigenza a correre immediatamente ai ripari con un colpo di altissimo livello.
I nuovi obiettivi: prestiti e sguardi oltreoceano
Per far fronte a questa imminente emorragia di difensori, Ausilio e Baccin hanno già individuato diverse piste. Oumar Solet resta un nome caldo, un obiettivo inseguito da parecchio tempo. Sondaggi concreti sono stati fatti anche per Tarik Muharemovic, anche se per il centrale di proprietà del Sassuolo c’è da superare la forte concorrenza della Juventus.
La vera novità delle ultime ore porta però Oltremanica. L’Inter sta valutando seriamente l’ipotesi di imbastire un’operazione in prestito per Giovanni Leoni. Il giovane talento di proprietà del Liverpool è reduce da una primissima stagione in Inghilterra pesantemente condizionata da un grave infortunio e cerca un ambiente ideale per rilanciarsi. Oltre ai rinforzi in retroguardia, gli scout nerazzurri mantengono i radar attivi anche in Sudamerica. Direttamente dall’Argentina rimbalzano voci di un forte interessamento per Lautaro Rivero. L’attaccante classe 2003, in forza al River Plate e fresco di prima convocazione in nazionale, è un profilo che la dirigenza interista sta monitorando con grandissima attenzione per il futuro.
Il circuito ATP tra record e ritorni: Sinner dominatore a Miami, Fritz rinasce a Stoccarda
Il rullo compressore Jannik
Il cemento americano parla sempre più italiano. Jannik Sinner continua la sua marcia inarrestabile al Miami Open, spazzando via Frances Tiafoe con un netto doppio 6-2 nei quarti di finale. Una prestazione che certifica il suo stato di grazia, rafforzato da un dato semplicemente spaventoso: l’azzurro ha messo in fila ben 30 set consecutivi vinti nei tornei Masters 1000. Un traguardo impressionante, che gli ha permesso di frantumare il precedente record di 24 parziali appannaggio di Novak Djokovic.
Il Sunshine Double nel mirino
Dopo aver affrontato i primi tornei stagionali in leggera ombra rispetto a Carlos Alcaraz – sbarcato negli States forte di un inizio di 2026 del tutto immacolato, con i trionfi agli Australian Open e in Qatar – Sinner ha ripreso prepotentemente in mano le redini del circuito. Ha fatto suo il trofeo a Indian Wells e ora, sul veloce dell’Hard Rock Stadium, punta dritto alla doppietta. L’uscita di scena prematura dello spagnolo al terzo turno, sorpreso da Sebastian Korda, ha inevitabilmente caricato Jannik dei favori del pronostico. Eppure in campo non c’è stata traccia di pressione. Prima di sbrigare la pratica Tiafoe in appena un’ora e dieci minuti, il numero due del tabellone si era già sbarazzato agilmente di Corentin Moutet e Alex Michelsen, guadagnandosi la sesta sfida in carriera contro l’americano.
Poca storia contro Tiafoe
Tiafoe dal canto suo aveva provato a infiammare il pubblico di casa. L’ex top 10, che nel 2021 a Vienna si era persino tolto lo sfizio di battere Sinner, arrivava al match carico a mille. Aveva appena estromesso il campione in carica Jakub Mensik e l’amico-rivale Terence Atmane, spuntandola in due vere e proprie battaglie risolte solo al tie-break del terzo set. Contro l’italiano, però, ha trovato un muro. Subito sotto di un break nel primissimo game, Tiafoe ha sbattuto costantemente contro il servizio implacabile del suo avversario, riuscendo ad affacciarsi ai vantaggi solo quando ormai era sprofondato nel punteggio. Sinner non si è scomposto, ha messo al sicuro il risultato con un ulteriore break e ha chiuso i conti in scioltezza con un rovescio fulminante al primo dei tre match point disponibili. Ad attenderlo in semifinale ci sarà il vincente della sfida tra Francisco Cerundolo e Alexander Zverev.
La rinascita di Fritz sull’erba
E proprio Zverev ci offre l’assist perfetto per spostarci su tutt’altra superficie, dove la stagione verde ha iniziato a regalare i primi verdetti. Se Sinner domina incontrastato sul cemento, Taylor Fritz ha scelto i prati di Stoccarda per lasciarsi alle spalle un periodo di forte appannamento tennistico. Il californiano si è aggiudicato l’ATP 250 tedesco piegando in finale proprio Sasha con il punteggio di 6-3 7-6(0). Si tratta del suo quarto successo in carriera sull’erba su nove tornei vinti in totale, il primo lontano dalla sua vera comfort zone di Eastbourne. Una vittoria dal peso specifico enorme, perché lo proietta nuovamente al quarto posto del ranking mondiale: un dettaglio tutt’altro che trascurabile in vista del tabellone di Wimbledon.
L’incubo Zverev e la mina vagante Draper
L’unico a poter insidiare la quarta piazza di Fritz a Londra è Jack Draper, impegnato questa settimana al Queen’s proprio come l’americano. L’inglese è quasi obbligato a vincere il torneo, o quantomeno ad arrivare più avanti dello statunitense, per tentare il controsorpasso in classifica. Resta il fatto che avere un giocatore in ascesa come Draper fuori dai primi quattro – trasformandolo di fatto in una potenziale mina vagante ai quarti, un po’ come rischia di essere Djokovic – potrebbe scombinare seriamente i piani ai favoriti assoluti dello Slam inglese.
Tornando alla finale di Stoccarda, per Zverev l’appuntamento col primo titolo sull’erba è rimandato ancora una volta. Il verde continua a non essere la superficie preferita dal numero tre del mondo, fermo alle due finali perse ad Halle nel 2017 e nel 2018. A decidere la sfida, sospesa per oltre un’ora a causa della pioggia, sono stati i troppi gratuiti del tedesco (24 contro i 12 del rivale) e un’incredibile percentuale di prime in campo di Fritz, che ha toccato quota 88%, oltre alla solita rigidità di Zverev nei momenti chiave del match. Lo statunitense si conferma insomma una vera e propria bestia nera per il tedesco, costretto a incassare la quinta sconfitta consecutiva in questo scontro diretto. Un ruolino di marcia che ha spinto Sasha a scherzare durate la cerimonia di premiazione: “Non ti voglio vedere per almeno uno o due anni, non ti sopporto proprio. E mi raccomando, vedi di non farti più trovare in Germania!”.
La Spagna vola in finale, Francia ko: decidono Yamal e Olmo
La Spagna è la prima finalista di EURO . Al termine di una partita intensa e combattuta, la squadra di De La Fuente ha superato la Francia in rimonta per 2-1, conquistando l’accesso alla finalissima di domenica, dove affronterà la vincente della sfida tra Olanda e Inghilterra. Per la Francia, il torneo si conclude in semifinale; un risultato importante, ma che lascia l’amaro in bocca a una squadra che non ha mai convinto fino in fondo nel corso della competizione. Per la Spagna, invece, il percorso netto continua con la sesta vittoria in altrettante partite.
Cronaca di una rimonta lampo
La partita si è accesa fin dai primi minuti. È stata la Francia a sbloccare il risultato al 9° minuto con Randal Kolo Muani, bravo a capitalizzare un avvio aggressivo dei suoi. La reazione della Spagna, tuttavia, non si è fatta attendere. Al 21° minuto, il giovanissimo talento Lamine Yamal ha trovato la rete del pareggio, riequilibrando subito le sorti dell’incontro. Galvanizzata dal gol, la Spagna ha continuato a spingere e, appena quattro minuti dopo, al 25°, ha completato la rimonta con un gol di Dani Olmo, che ha fissato il punteggio sul 2-1.
Nella ripresa, la Francia ha cercato con insistenza di riaprire la partita. Nonostante una maggiore pressione e l’ingresso di forze fresche come Griezmann e Giroud, i francesi non sono riusciti a scalfire la solida organizzazione difensiva spagnola. Le occasioni più nitide sono capitate sui piedi di Mbappé e di testa a Upamecano, ma in entrambi i casi la precisione è mancata. La Spagna ha gestito il vantaggio con maturità, controllando il possesso palla e contenendo senza troppi affanni i tentativi finali degli avversari, fino al fischio finale dopo sei minuti di recupero.
Il futuro del Barcellona: da Yamal a Haaland
Mentre la stella di Lamine Yamal brilla luminosa con la sua nazionale, il suo club, il Barcellona, è già al lavoro per programmare il futuro e un attacco stellare. Secondo quanto riporta il quotidiano catalano ‘El Nacional’, il presidente Joan Laporta starebbe preparando un colpo di mercato spettacolare per la prossima estate: l’acquisto di Erling Haaland.
Il piano prevede che Haaland diventi l’erede di Robert Lewandowski. L’attaccante polacco, che avrà 37 anni, sembra destinato a lasciare la Catalogna per una nuova avventura in Arabia Saudita. Sebbene Ferran Torres si sia dimostrato un’alternativa valida, non è considerato un vero e proprio numero nove come il norvegese. Haaland, che ha già iniziato la stagione al Manchester City con cinque gol in quattro partite, è visto come il profilo ideale per guidare l’attacco blaugrana. L’ostacolo principale rimane di natura finanziaria: Haaland ha un contratto fino al 2034 e un costo proibitivo per le casse del Barça. Tuttavia, la dirigenza catalana ha già dimostrato in passato una notevole inventiva nel trovare le risorse necessarie per chiudere operazioni di mercato ambiziose, nonostante l’ingente debito del club.
Scossa a Le Mans: la Ferrari 499P #50 squalificata dopo il traguardo
Colpo di scena amaro per la Scuderia Ferrari al termine della 24 Ore di Le Mans 2025. La vettura numero 50, una Ferrari 499P guidata da Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, è stata ufficialmente squalificata dopo non aver superato i controlli tecnici post-gara. Il motivo della decisione riguarda un’irregolarità legata all’alettone posteriore, che secondo i delegati tecnici della FIA e dell’ACO si sarebbe deformato oltre i limiti consentiti dal regolamento.
Nel dettaglio, i commissari hanno riscontrato due violazioni tecniche. Primo, mancavano quattro bulloni sul supporto dell’alettone posteriore. Secondo, l’alettone stesso si è piegato di 52 millimetri durante le misurazioni effettuate dopo la gara, quando il regolamento prevede una tolleranza massima di soli 15 millimetri. Ferrari ha spiegato che la deformazione sarebbe dovuta proprio all’assenza di quei bulloni, una mancanza notata da un meccanico durante l’ultima sosta ai box avvenuta alle 15:23. Tuttavia, per via della rapidità dell’intervento, il componente non è stato sostituito.
Nel mondo delle corse, una modifica anche minima dell’aerodinamica può influenzare notevolmente la prestazione del veicolo, in particolare aumentando la velocità massima grazie alla riduzione della resistenza dell’aria. Proprio in questo senso, è stato osservato che la Ferrari #50 ha raggiunto il suo picco di velocità nel corso del giro 380 su 387, ovvero poco prima della conclusione della corsa. Tuttavia, la squadra ha sostenuto che tale variazione non avrebbe comportato alcun reale vantaggio in termini di performance.
La squalifica ha comportato una riorganizzazione dell’ordine d’arrivo: tutti i veicoli inizialmente classificati dietro la Ferrari #50 avanzano di una posizione. Il quarto posto passa così nelle mani del prototipo Cadillac V-Series.R condotto da Alex Lynn, Norman Nato e Will Stevens. Oltre alla perdita della posizione finale, alla vettura numero 50 vengono annullati anche tutti i punti ottenuti in gara, sia per quanto riguarda la classifica piloti che quella costruttori. Un duro colpo per Ferrari, che si ritrova ora penalizzata nella corsa al titolo mondiale.
La FIA ha comunque concesso a Ferrari il diritto di presentare appello contro la decisione. Al momento, resta da vedere se la Scuderia sceglierà di percorrere questa strada o se accetterà l’esito del controllo tecnico. Quel che è certo è che la 24 Ore di Le Mans 2025 continuerà a far discutere ben oltre la bandiera a scacchi.
Yamaha pronta a introdurre un nuovo motore al GP di Francia 2025
Yamaha si prepara a portare importanti novità in pista nel Gran Premio di Francia 2025, in programma questo fine settimana. La casa giapponese introdurrà infatti un nuovo motore sulla YZR-M1, come confermato direttamente dal pilota del team Monster Energy Yamaha, Fabio Quartararo.
“Dobbiamo concentrarci sul lavoro del weekend. I risultati positivi ottenuti durante la gara e nei test a Jerez sono stati una bella spinta per il team, e sono curioso di vedere come si comporterà questa nuova specifica del motore a Le Mans,” ha dichiarato Quartararo. “Sono molto entusiasta di iniziare,” ha aggiunto il pilota francese.
Il nuovo propulsore che Yamaha utilizzerà nel GP di Francia non sarà ancora il tanto vociferato motore V4 attualmente in fase di sviluppo. L’azienda nipponica ha invece optato per una versione aggiornata del motore quattro cilindri in linea, una configurazione che ha accompagnato la M1 negli ultimi anni ma ora in veste più evoluta.
Anche il compagno di squadra di Quartararo, lo spagnolo Alex Rins, ha espresso ottimismo nei confronti della nuova unità motrice. Le sue sensazioni positive si basano sui risultati dei test di Jerez, dove ha ottenuto il quarto miglior tempo, subito alle spalle di Quartararo.
“Abbiamo fatto dei passi avanti durante i test della scorsa settimana a Jerez,” ha affermato Rins. “Ora potremo mettere nuovamente alla prova le nostre scoperte a Le Mans. Questo GP sarà fondamentale per raccogliere dati, così da affrontare al meglio il test privato di Misano in programma la prossima settimana,” ha spiegato il pilota.
Il fine settimana in arrivo avrà un significato particolare per Fabio Quartararo, che correrà davanti al pubblico di casa. Il GP di Francia rappresenta infatti una tappa molto sentita dal campione del mondo 2021.
“Le Mans ha sempre un valore speciale per me: è la mia gara di casa, e ci saranno tantissimi tifosi pronti a sostenermi. Non importa quante volte ci sia passato, ogni volta ho i brividi quando il pubblico canta l’inno nazionale prima del via,” ha raccontato emozionato Quartararo, soprannominato “El Diablo”.
Con il supporto del pubblico francese e il nuovo motore a disposizione, Yamaha spera di compiere un passo importante nel suo percorso di sviluppo, cercando di tornare ai vertici della MotoGP.
Serie A, la Lazio batte il Napoli 2-1 al Maradona: prima vittoria stagionale per i biancocelesti
La Lazio conquista i primi tre punti della stagione superando il Napoli per 2-1 allo Stadio Diego Armando Maradona. Una prestazione solida, segnata da giocate di qualità e due gol annullati, permette agli uomini di Maurizio Sarri di uscire vittoriosi da una trasferta difficile, rilanciandosi in campionato.
Il match si sblocca al 30° minuto grazie a un vero colpo di genio di Luis Alberto, che sorprende tutti con un colpo di tacco vincente su assist di Felipe Anderson. Il vantaggio laziale dura appena due minuti: al 32′, Zielinski riporta il punteggio in parità con un tiro dalla distanza deviato in modo decisivo da Romagnoli, che inganna Provedel.
Il primo tempo si chiude sull’1-1, con il Napoli che mantiene il possesso palla per il 57,8% del tempo e crea 13 occasioni, di cui 4 nello specchio della porta. La ripresa si apre senza sostituzioni, ma con grande intensità da entrambe le squadre.
La rete decisiva arriva al 52’: ancora una volta Felipe Anderson è protagonista con una giocata sulla fascia, Luis Alberto lascia passare il pallone con un velo intelligente e Kamada si inserisce in area, trafiggendo Meret con un sinistro angolato per l’1-2.
Nel corso del secondo tempo, la Lazio si vede annullare due gol per fuorigioco: uno a Zaccagni al 67° minuto e l’altro a Guendouzi al 73°, entrambi annullati correttamente dal VAR. Il Napoli, dal canto suo, prova a reagire con Osimhen e Lindstrom, ma senza riuscire a trovare la via del pareggio.
Nel finale, Sarri opta per una serie di cambi tattici: dentro Guendouzi, Pedro, Isaksen, Pellegrini e Castellanos per dare freschezza e consolidare il vantaggio. Anche Garcia risponde dalla panchina inserendo Lindstrom, Raspadori, Mario Rui e Simeone per cercare il gol del 2-2, ma senza successo.
Tra le occasioni più pericolose dei padroni di casa, si segnala quella al 90’+6: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Juan Jesus trova la deviazione, ma Pellegrini salva la porta. Lindstrom ci prova nel prosieguo dell’azione, ma la conclusione finisce alta.
Dopo nove minuti di recupero, l’arbitro Colombo fischia la fine dell’incontro: la Lazio vince 2-1 grazie ai gol di Luis Alberto e Kamada, mentre per il Napoli si tratta della prima sconfitta stagionale.
Nel prossimo turno, il Napoli sarà impegnato in trasferta contro il Genoa, mentre la Lazio affronterà la Juventus a Torino.
Mavs e Warriors Stabiliscono un Record Storico di Triple con il Ritorno di Klay Thompson nella Baia
Il ritorno di Klay Thompson nella Bay Area è stato speciale in molti modi. La guardia dei Dallas Mavericks ha approfittato del viaggio per visitare il suo vecchio quartiere a East Bay, cenare a casa di un amico e fare un giro nei luoghi storici della sua carriera, come il centro di Oakland e l’Oakland Arena, una volta conosciuta come Oracle Arena.
“È stato molto surreale”, ha confessato Thompson riguardo al suo ritorno per affrontare i Golden State Warriors, la sua ex squadra. “Avevo 21 anni quando sono arrivato qui e rivedere ‘The City’ e ‘The Town’ è sempre speciale. Ho tanti bei ricordi legati a questi posti.”
Thompson ha fatto la differenza nella vittoria dei Mavericks per 143-133 contro Golden State, nel secondo scontro stagionale tra le due squadre. Ha segnato 29 punti, centrando 7 triple su 11 tentativi, contribuendo a uno spettacolo che ha visto Warriors e Mavericks combinare 48 triple, un nuovo record nella storia della NBA.
“Abbiamo concesso 46 punti nel primo quarto e da lì in poi abbiamo inseguito per tutto il resto della partita”, ha dichiarato Steve Kerr, allenatore dei Warriors. “Non credo di aver mai visto un tabellino così. Abbiamo segnato 27 triple su 54 tentativi, distribuito 39 assist e commesso solo 10 palle perse, ma sembrava che non fossimo mai davvero in partita.
“Abbiamo ridotto lo svantaggio a cinque punti un paio di volte, ma loro hanno controllato la partita dall’inizio alla fine. Nel basket moderno è tutto diverso. Dieci anni fa, con queste statistiche, avremmo vinto di 20 o 30 punti.”
I Warriors non sono riusciti a contenere Luka Doncic, che ha chiuso con 45 punti, 13 assist, 11 rimbalzi, 3 recuperi e 2 stoppate. Thompson, dal canto suo, ha sfruttato al meglio le sue opportunità, conquistando l’applauso del pubblico quando è stato annunciato tra i titolari dei Mavericks.
La sua prestazione complessiva è stata eccellente: 9 tiri segnati su 14 tentativi, dimostrando di sentirsi più a suo agio rispetto alla partita precedente del 12 novembre, quando aveva affrontato Golden State per la prima volta dopo aver trascorso l’intera carriera con i Warriors, che lo avevano selezionato con l’11ª scelta del Draft 2011.
Quella sera fu un’emozione indescrivibile per Thompson, accolto calorosamente dai dipendenti dei Warriors e dal pubblico del Chase Center, con numerosi spettatori che indossavano il celebre cappello da capitano, simbolo della sua passione per la navigazione. Quella volta segnò 22 punti, con un 7 su 17 dal campo e 6 triple, ma i Mavericks persero 120-117.
Questa volta, i cappelli da capitano erano meno numerosi sugli spalti, ma l’atmosfera rimaneva speciale. “Molto più semplice questa volta”, ha ammesso Thompson. “Non vedere tutti quei cappelli mi ha aiutato. Mi sono sentito più a mio agio rispetto alla prima partita qui.”
I Mavericks hanno vinto 12 delle ultime 14 partite, mentre i Warriors, dopo un inizio di stagione brillante con un record di 12-3, hanno perso otto delle ultime dieci sfide.
Per Golden State c’è però una buona notizia: l’acquisizione del playmaker Dennis Schroder tramite una recente trade ufficializzata domenica. Schroder è atteso per le visite mediche e il primo allenamento con la squadra martedì.
Con l’addio di Thompson, i Warriors erano alla ricerca di un nuovo realizzatore da affiancare a Stephen Curry. Nel frattempo, Thompson continua ad adattarsi alla sua nuova squadra e alla sua nuova vita, il che include anche marcare Curry ogni volta che si trovano di fronte.
“È diverso, ma mi sto abituando ogni volta che ci affrontiamo”, ha detto Thompson riguardo al difendere contro Curry. “Abbiamo giocato spesso uno contro uno in allenamento. È sempre un onore affrontare i migliori giocatori. È bello poter dire di aver marcato Steph, così come ho fatto con Kobe [Bryant] e KD [Kevin Durant]. È un’altra storia da raccontare.”
Anche Curry, il leggendario “Splash Brother” di Thompson, ha segnato sette triple nella partita, facendo entrare entrambi nella storia della NBA. Sono diventati i primi due giocatori a realizzare sette o più triple nella stessa partita sia come compagni di squadra che come avversari.
La Stagione 2025 di NASCAR: I Posti in Cup si Ridimensionano mentre la Stagione 2024 Volge al Termine
Con tre gare rimaste prima dei Playoff della NASCAR Cup Series 2024, i posti per la stagione 2025 si stanno rapidamente esaurendo dopo i recenti rinnovi contrattuali di Erik Jones e Daniel Suarez.
Con la gara inaugurale dei Playoff della NASCAR Cup Series 2024 a meno di un mese di distanza, diversi piloti hanno già definito i loro piani per la prossima stagione, sia che si tratti di un rinnovo contrattuale, di una firma con un nuovo team, o semplicemente di un altro anno con un accordo preesistente.
L’annuale periodo di cambiamenti e trasferimenti arriva con una nuova svolta in questa off-season: l’accordo di charter della NASCAR Cup Series. L’ente organizzatore sta ancora lavorando per raggiungere un nuovo accordo con la Race Team Alliance (RTA), che determina in particolare la ripartizione dei ricavi tra i team, i circuiti e la NASCAR stessa.
Tra le disposizioni riportate c’è una clausola che limiterebbe i team ad avere solo tre charter della NASCAR Cup Series, con un’eccezione per Joe Gibbs Racing e Hendrick Motorsports, che secondo il nuovo accordo verrebbero accettati con quattro charter.
Al momento, la notizia più rilevante del ciclo della stagione folle è stata l’imminente chiusura dello Stewart-Haas Racing, che scioglierà il suo programma a quattro vetture della NASCAR Cup Series e venderà i suoi charter una volta terminata la stagione a Phoenix.
Gene Haas, co-proprietario dello Stewart-Haas Racing, manterrà un charter per schierare una sola vettura della NASCAR Cup Series sotto il nome di Haas Factory Team. Il campione in carica della Xfinity, Cole Custer, guiderà la No. 41, che avrà un’alleanza tecnica con RFK Racing.
Nel frattempo, tre dei quattro attuali piloti della NASCAR Cup Series di Stewart-Haas Racing hanno trovato posti per la stagione 2025. Chase Briscoe sostituirà Martin Truex Jr. nella Toyota Camry XSE No. 19 per Joe Gibbs Racing, a partire dal 2025, con la sponsorizzazione di Bass Pro Shops.
Josh Berry sostituirà Harrison Burton nella Ford Mustang No. 21 per Wood Brothers Racing, dopo tre stagioni deludenti per l’organizzazione. Berry sperava di portare Rodney Childers con sé nella sua nuova avventura, ma ciò non accadrà. Nessun capo squadra è stato ancora annunciato.
Infine, Noah Gragson è stato assunto da Front Row Motorsports per guidare una delle tre vetture della NASCAR Cup Series del team nel 2025. Il team ha confermato l’acquisizione di un terzo charter meno di un giorno dopo l’annuncio della notizia dello SHR. Todd Gilliland continuerà con il team, mentre per la terza vettura i favoriti sembrano essere Zane Smith, Sam Mayer e Chandler Smith.
Sei dilemmi sul calendario da risolvere per la Formula E 2025
Formula E dovrebbe aver quasi completato i suoi accordi per stabilire il calendario 2024/25 questa settimana, prima della sua presentazione alla FIA poco prima di essere ratificato nella riunione del Consiglio Mondiale del Motorsport il mese prossimo.
Formula E vuole iniziare la prossima stagione alla fine dell’anno solare 2024 per tornare al calendario che attraversa l’anno, come era abituata a fare prima del COVID.
Le ragioni di questa strategia sono principalmente due: consentire un maggior numero di gare in un periodo di circa sette mesi e massimizzare il tempo quando ci sono meno altre competizioni automobilistiche.
Pertanto, si punta a un inizio a dicembre, probabilmente a San Paolo, il che significherebbe due eventi di Formula E nella più grande metropoli del Brasile nel 2024, dato che la gara dell’attuale stagione lì si è svolta a marzo.
Ma non è semplice. Non perché San Paolo sia un luogo particolarmente difficile per organizzare una gara; in effetti, il Sambodromo nel distretto di Anhembi è uno dei luoghi più semplici da gestire secondo gli standard della Formula E.
La difficoltà principale risiede nel fatto che, in un dicembre ideale, non ci sarebbe anche una gara di Formula 1 (c’è, ad Abu Dhabi, il 7 dicembre) e non ci sarebbe la scintillante cerimonia dei premi FIA a Kigali in Ruanda (c’è, il 14 dicembre).
Quest’ultimo evento è particolarmente problematico a causa dell’insistenza dell’ente governativo di avere i suoi campioni presenti nella serata in cui consegna tutti i suoi trofei. Questo ha causato un bel grattacapo agli esecutivi della Formula E mentre mettono insieme il calendario.
L’ultima novità è che la gara di San Paolo probabilmente si terrà il 7 dicembre e la Formula E accetterà semplicemente una sovrapposizione con il weekend finale della F1, anche se nulla è ancora definitivo.
Seguirà la tradizionale data di metà gennaio per Città del Messico per iniziare il 2025, seguita dal primo doppio appuntamento della stagione a Diriyah, sia alla fine di gennaio che a febbraio.
Miami, Portland o entrambi?
La questione degli Stati Uniti è complicata per la Formula E.
Deve avere almeno un evento negli Stati Uniti nel suo calendario e attualmente si trova a Portland. Anche se è stato perlopiù per necessità e non per scelta, l’evento di Portland è stato in realtà un successo quando ha fatto il suo debutto nella Formula E lo scorso giugno e ha un altro slot il mese prossimo nel calendario attuale.
Se sarà sufficiente per mantenere Portland per il 2025 è discutibile, ma sembra esserci la possibilità di un terzo evento, sebbene l’emergere di una possibile gara all’impianto di Homestead a sud di Miami sembri prendere il sopravvento.
Se la Formula E scegliesse solo una gara negli Stati Uniti, allora la sede NASCAR e talvolta IndyCar – che ha anche un circuito interno – sembra essere favorita. È stato a Homestead che la Formula E ha condotto un evento mediatico nel marzo 2015 quando il fondatore e presidente Alejandro Agag, tra gli altri, si è divertito con una vettura Gen1.
Le relazioni tra Formula E Holdings e il presidente di Homestead, Al Garcia, sono forti e si dice che le discussioni recenti siano state fruttuose.
Tuttavia, l’entusiasmo nel paddock è misto. Homestead è piuttosto lontano da Miami e l’area circostante a est dell’impianto è prevalentemente rurale, situata tra le Southern Glades.
Ma la Formula E ha prove da questa stagione che la posizione non è la priorità principale per gli organizzatori. Misano e Shanghai sono almeno a un’ora dai principali centri urbani e, sebbene i produttori non siano entusiasti di queste sedi, la Formula E sta chiaramente bilanciando alcuni aspetti del suo calendario in relazione ai costi e alla fattibilità, con lo spostamento dalle strade di Roma a Misano come caso di studio chiave.
Ma potrebbe essere possibile qualcosa di più attraente e più vicino al cuore di Miami? Si ritiene che alcuni colloqui si siano svolti anche con uno stadio all’interno di Miami stessa, sebbene sia probabile che questo sarà più per il 2026 che per il prossimo anno.
L’Arsenal unisce progresso e storia con un altro 1-0 a Old Trafford
Sotto il ruggito dei tuoni e la pioggia che martella il tetto, i luoghi delle passate glorie dell’Arsenal — Anfield, White Hart Lane, Stamford Bridge e, sì, Old Trafford — sono stati proclamati ad alta voce.
“Nessun altro può dire lo stesso,” proclamava una marea di sagome in un angolo della casa del Manchester United.
Se le note alte sembravano un po’ più forzate questa volta, è probabile che l’aggiunta dell’Emirates a quella lista domenica prossima fosse finalmente sorta nella loro mente.
Storicamente, una vittoria dell’Arsenal a Old Trafford è sempre stata significativa, con i tre punti in questo stadio che preannunciano le glorie di primavera.
L’Arsenal ha seguito attentamente quella eredità domenica, approfittando della lentezza di Casemiro per segnare un gol, significando che le ultime sette vittorie in campionato in questo campo, che coprono 39 anni, sono state tutte per 1-0.
La vittoria del novembre 2020 era importante per l’orgoglio e un senso di progresso nel primo anno di Arteta, terminando una lunga serie di partite senza vittorie che risaliva al gol di Emmanuel Adebayor nel 2006. In epoche precedenti, tuttavia, il confronto è stato significativo nel deviare il momento delle corse al titolo verso il nord di Londra.
C’era il 2002 quando il rimbalzo di Sylvain Wiltord conquistò il titolo contro la squadra di Sir Alex Ferguson nella penultima partita della stagione; il 1998 quando inseguivano il United ma uscirono rinforzati dal tiro tardivo di Marc Overmars e andarono a vincere il loro primo titolo in sette anni per un solo punto; il 1990 quando Anders Limpar ingannò Les Sealey da un calcio d’angolo corto per spuntarla in una partita notoriamente carica di tensione e spianare la strada all’Arsenal.
Nel 2024, inseguendo il nastro trasportatore calcistico di Pep Guardiola, il gol di Leandro Trossard occupa un posto elusivo nello spettro emotivo.
Enorme ma misurato, Martin Odegaard ha guidato la sua squadra verso il rumore al fischio finale in quello che è stato più un trascinamento formazionale che il salto selvaggio a cui siamo abituati dopo le grandi vittorie in trasferta.
Come incarnato da Kai Havertz che si piega in due al fischio finale, semplicemente non rimaneva energia in riserva, né la capacità emotiva per tale esuberanza.
Questo era il lavoro fatto ma, sebbene il senso di resistere solo alla futilità per un’altra settimana permanga, i tifosi dell’Arsenal hanno scelto di vivere il momento e brindare a “Trossard ancora, ole ole”.
Un’altra lezione magistrale di William Saliba, dopo le sue esibizioni da uomo partita ad Anfield e all’Etihad, il suo pezzo gladiatorio di difesa uno contro uno contro Ajelandro Garnacho ha aiutato l’Arsenal a ottenere l’undicesimo clean sheet in trasferta in campionato — a solo uno dal record della Premier League stabilito dal Chelsea nella stagione 2008-09.