Calcio

Tra l’apoteosi europea e le sirene di mercato: l’Inter si gode i complimenti di Vanoli e ridisegna la squadra

“L’Inter ha fatto un vero e proprio capolavoro”. Paolo Vanoli apre in questo modo la sua conferenza stampa, quasi un atto dovuto alla vigilia dell’attesa sfida di campionato contro una squadra appena approdata alla finale di Champions League. Il tecnico granata spende parole di grande ammirazione per Inzaghi e i suoi ragazzi, esaltando in modo particolare la doppia, spettacolare semifinale giocata contro il Barcellona. Affrontare un avversario di questa caratura è una motivazione che nasce da sola per il Torino, chiamato a scendere in campo con la giusta carica per dare continuità al proprio percorso di crescita.

A tenere banco nei primi minuti è però la salute dello stesso allenatore, che torna a parlare in pubblico dopo il grande spavento vissuto contro il Venezia. Vanoli rassicura tutti con un sorriso: sta bene. Quel malore accusato alla mezz’ora della ripresa è ormai alle spalle. Ci tiene moltissimo a ringraziare lo staff medico del Toro e gli operatori della Croce Rossa, tempestivi ed efficaci nel soccorrerlo direttamente allo stadio. Un episodio che ha scatenato un’ondata di affetto travolgente e inaspettata, tanto da rendergli impossibile rispondere ai tantissimi messaggi ricevuti in questi giorni.

L’infermeria granata e il legame con la storia

Le buone notizie per Vanoli arrivano anche dall’infermeria, con una rosa che sta progressivamente ritrovando i suoi interpreti. Ricci e Linetty sono nuovamente a pieno regime. Anche Casadei è perfettamente recuperato dopo aver gestito un lieve sovraccarico al polpaccio che lo aveva tenuto a riposo per un paio di giorni. La situazione è invece più complessa per altri elementi della rosa. Sosa necessita di ulteriori valutazioni, mentre Karamoh è praticamente fuori dai giochi a causa di un principio di pubalgia avvertito di recente. Sicura anche l’assenza di Pedersen, fermato da un trauma facciale.

La settimana granata è stata inevitabilmente segnata anche dalle emozioni del 4 maggio. Vanoli ha vissuto la sua prima commemorazione a Superga da condottiero della squadra. Il rumore assordante di quel silenzio davanti alla lapide, rotto solamente dalla voce di Zapata intento a leggere i nomi degli Invincibili, ha lasciato nel tecnico un segno profondo. È da questa fortissima eredità che nasce la promessa di non tradire mai i valori del club da qui a fine stagione. Valori incarnati alla perfezione da leggende come Paolo Pulici, graditissimo ospite al Filadelfia nei giorni scorsi. Un incontro definito bellissimo dall’allenatore, fermamente convinto che il futuro si possa costruire solo mantenendo un dialogo vivo con il passato. Un futuro che, guardando al campo, potrebbe vedere l’impiego dal primo minuto di qualche giovane promessa contro l’Inter, con Dembelé che ha ottime chance di partire titolare per accumulare esperienza preziosa.

Il peso della Serie A sul palcoscenico continentale

I recenti successi nerazzurri spingono Vanoli a una riflessione più ampia sullo stato di salute del calcio italiano. Nel nostro Paese la tendenza è spesso quella di essere ipercritici, comportandoci tutti da commissari tecnici pronti a evidenziare solo ciò che non funziona. Guardando i fatti, però, la realtà è ben diversa. La costanza della Fiorentina in Conference League e le grandi cavalcate di Roma e Atalanta in Europa League dimostrano il reale spessore del nostro movimento. La Serie A, tatticamente spietata e complessa, resta un campionato estremamente affascinante e continua a farsi rispettare in tutta Europa.

Il cantiere Inter: rivoluzione totale nel reparto arretrato

Se da una parte l’Inter raccoglie elogi e si gode l’apice del calcio europeo, dall’altra la dirigenza lavora già a fari spenti per programmare il futuro. L’estate nerazzurra si preannuncia caldissima, soprattutto per quanto riguarda il pacchetto arretrato, destinato a subire una vera e propria rivoluzione tra partenze annunciate e incastri di mercato.

La situazione difensiva è a dir poco intricata. Acerbi e Darmian viaggiano ormai verso i saluti, con i loro contratti in dirittura d’arrivo. Il destino di De Vrij è tutto da scrivere e richiederà valutazioni attente da parte della società. Considerando che Palacios ha già fatto le valigie a gennaio, i buchi da tappare cominciano a essere numerosi. Tra le poche certezze assolute c’è Akanji, per il quale l’Inter farà scattare l’opzione di acquisto. Resta invece in sospeso la questione Pavard, vincolata alla decisione del Marsiglia sulla clausola di riacquisto.

A rendere il puzzle ancora più complesso ci sono le legittime richieste di chi finora ha trovato meno spazio. Carlos Augusto spinge per giocare con maggiore continuità, un’ambizione più che giustificata viste le ottime risposte fornite in campo. L’ombra più grande, tuttavia, riguarda Alessandro Bastoni. Il difensore della nazionale è costantemente corteggiato dal Barcellona. Sebbene non abbia ancora mostrato l’intenzione di lasciare Milano, una sua eventuale partenza obbligherebbe la dirigenza a correre immediatamente ai ripari con un colpo di altissimo livello.

I nuovi obiettivi: prestiti e sguardi oltreoceano

Per far fronte a questa imminente emorragia di difensori, Ausilio e Baccin hanno già individuato diverse piste. Oumar Solet resta un nome caldo, un obiettivo inseguito da parecchio tempo. Sondaggi concreti sono stati fatti anche per Tarik Muharemovic, anche se per il centrale di proprietà del Sassuolo c’è da superare la forte concorrenza della Juventus.

La vera novità delle ultime ore porta però Oltremanica. L’Inter sta valutando seriamente l’ipotesi di imbastire un’operazione in prestito per Giovanni Leoni. Il giovane talento di proprietà del Liverpool è reduce da una primissima stagione in Inghilterra pesantemente condizionata da un grave infortunio e cerca un ambiente ideale per rilanciarsi. Oltre ai rinforzi in retroguardia, gli scout nerazzurri mantengono i radar attivi anche in Sudamerica. Direttamente dall’Argentina rimbalzano voci di un forte interessamento per Lautaro Rivero. L’attaccante classe 2003, in forza al River Plate e fresco di prima convocazione in nazionale, è un profilo che la dirigenza interista sta monitorando con grandissima attenzione per il futuro.

Altri sport

Il circuito ATP tra record e ritorni: Sinner dominatore a Miami, Fritz rinasce a Stoccarda

Il rullo compressore Jannik

Il cemento americano parla sempre più italiano. Jannik Sinner continua la sua marcia inarrestabile al Miami Open, spazzando via Frances Tiafoe con un netto doppio 6-2 nei quarti di finale. Una prestazione che certifica il suo stato di grazia, rafforzato da un dato semplicemente spaventoso: l’azzurro ha messo in fila ben 30 set consecutivi vinti nei tornei Masters 1000. Un traguardo impressionante, che gli ha permesso di frantumare il precedente record di 24 parziali appannaggio di Novak Djokovic.

Il Sunshine Double nel mirino

Dopo aver affrontato i primi tornei stagionali in leggera ombra rispetto a Carlos Alcaraz – sbarcato negli States forte di un inizio di 2026 del tutto immacolato, con i trionfi agli Australian Open e in Qatar – Sinner ha ripreso prepotentemente in mano le redini del circuito. Ha fatto suo il trofeo a Indian Wells e ora, sul veloce dell’Hard Rock Stadium, punta dritto alla doppietta. L’uscita di scena prematura dello spagnolo al terzo turno, sorpreso da Sebastian Korda, ha inevitabilmente caricato Jannik dei favori del pronostico. Eppure in campo non c’è stata traccia di pressione. Prima di sbrigare la pratica Tiafoe in appena un’ora e dieci minuti, il numero due del tabellone si era già sbarazzato agilmente di Corentin Moutet e Alex Michelsen, guadagnandosi la sesta sfida in carriera contro l’americano.

Poca storia contro Tiafoe

Tiafoe dal canto suo aveva provato a infiammare il pubblico di casa. L’ex top 10, che nel 2021 a Vienna si era persino tolto lo sfizio di battere Sinner, arrivava al match carico a mille. Aveva appena estromesso il campione in carica Jakub Mensik e l’amico-rivale Terence Atmane, spuntandola in due vere e proprie battaglie risolte solo al tie-break del terzo set. Contro l’italiano, però, ha trovato un muro. Subito sotto di un break nel primissimo game, Tiafoe ha sbattuto costantemente contro il servizio implacabile del suo avversario, riuscendo ad affacciarsi ai vantaggi solo quando ormai era sprofondato nel punteggio. Sinner non si è scomposto, ha messo al sicuro il risultato con un ulteriore break e ha chiuso i conti in scioltezza con un rovescio fulminante al primo dei tre match point disponibili. Ad attenderlo in semifinale ci sarà il vincente della sfida tra Francisco Cerundolo e Alexander Zverev.

La rinascita di Fritz sull’erba

E proprio Zverev ci offre l’assist perfetto per spostarci su tutt’altra superficie, dove la stagione verde ha iniziato a regalare i primi verdetti. Se Sinner domina incontrastato sul cemento, Taylor Fritz ha scelto i prati di Stoccarda per lasciarsi alle spalle un periodo di forte appannamento tennistico. Il californiano si è aggiudicato l’ATP 250 tedesco piegando in finale proprio Sasha con il punteggio di 6-3 7-6(0). Si tratta del suo quarto successo in carriera sull’erba su nove tornei vinti in totale, il primo lontano dalla sua vera comfort zone di Eastbourne. Una vittoria dal peso specifico enorme, perché lo proietta nuovamente al quarto posto del ranking mondiale: un dettaglio tutt’altro che trascurabile in vista del tabellone di Wimbledon.

L’incubo Zverev e la mina vagante Draper

L’unico a poter insidiare la quarta piazza di Fritz a Londra è Jack Draper, impegnato questa settimana al Queen’s proprio come l’americano. L’inglese è quasi obbligato a vincere il torneo, o quantomeno ad arrivare più avanti dello statunitense, per tentare il controsorpasso in classifica. Resta il fatto che avere un giocatore in ascesa come Draper fuori dai primi quattro – trasformandolo di fatto in una potenziale mina vagante ai quarti, un po’ come rischia di essere Djokovic – potrebbe scombinare seriamente i piani ai favoriti assoluti dello Slam inglese.

Tornando alla finale di Stoccarda, per Zverev l’appuntamento col primo titolo sull’erba è rimandato ancora una volta. Il verde continua a non essere la superficie preferita dal numero tre del mondo, fermo alle due finali perse ad Halle nel 2017 e nel 2018. A decidere la sfida, sospesa per oltre un’ora a causa della pioggia, sono stati i troppi gratuiti del tedesco (24 contro i 12 del rivale) e un’incredibile percentuale di prime in campo di Fritz, che ha toccato quota 88%, oltre alla solita rigidità di Zverev nei momenti chiave del match. Lo statunitense si conferma insomma una vera e propria bestia nera per il tedesco, costretto a incassare la quinta sconfitta consecutiva in questo scontro diretto. Un ruolino di marcia che ha spinto Sasha a scherzare durate la cerimonia di premiazione: “Non ti voglio vedere per almeno uno o due anni, non ti sopporto proprio. E mi raccomando, vedi di non farti più trovare in Germania!”.

Basket

LeBron James nella storia: supera Abdul-Jabbar per canestri realizzati, ma i Lakers cadono a Denver

A quarantun anni suonati, LeBron James continua a riscrivere inesorabilmente i libri di storia della NBA. Giovedì notte, durante la sfida contro i Denver Nuggets, il fuoriclasse dei Los Angeles Lakers ha superato Kareem Abdul-Jabbar diventando il leader di tutti i tempi per canestri dal campo realizzati in carriera. Un traguardo a dir poco monumentale, che tuttavia ha assunto un sapore decisamente agrodolce a causa di una sconfitta per 120-113 e di un preoccupante infortunio al braccio che ha finito per rovinare la festa.

Il tiro del sorpasso Il momento esatto in cui la storia della pallacanestro ha cambiato pagina è arrivato a soli dodici secondi dal termine del primo quarto. James ha mandato a bersaglio il suo terzo tiro della serata, un classico jumper in virata da circa quattro metri eludendo la marcatura di Zeke Nnaji. Quel pallone scivolato dolcemente nella retina rappresentava il suo canestro numero 15.838, superando così i 15.837 accumulati da Abdul-Jabbar nel corso di una carriera ventennale conclusasi nel 1989. Subito dopo la giocata, l’NBA ha pubblicato sui propri canali la conferma ufficiale del nuovo record. A guardare tutti dall’alto verso il basso ci sono ora loro due, mentre al terzo posto, molto distanziato in questa élite del basket, rimane Karl Malone con 13.528 canestri.

Le cifre di un dominio assoluto Questo nuovo primato aggiunge un ulteriore, pesantissimo tassello a una carriera che semplicemente non ha eguali. Già nel febbraio del 2023, James aveva strappato allo stesso Abdul-Jabbar lo scettro di miglior marcatore di sempre della lega, e appena un anno fa aveva superato l’incredibile barriera dei 50.000 punti complessivi tra stagione regolare e playoff. Adesso, a distanza di tre anni da quel fatidico sorpasso nei punti, nessuno nella storia di questo sport ai massimi livelli ha segnato più tiri di lui.

Mettendo a confronto le statistiche dei due campioni emergono filosofie di gioco ben diverse. Abdul-Jabbar, un vero e proprio virtuoso del post basso famoso per il suo letale gancio cielo, ha chiuso la carriera con un impressionante 55,9% al tiro su 28.307 tentativi, di cui appena 18 scoccati da oltre l’arco dopo l’introduzione del tiro da tre punti a metà del suo percorso sportivo. James, dal canto suo, viaggia con il 51,6% ma con un volume di gioco nettamente superiore: 31.274 tentativi, compresi oltre 7.500 tiri dalla lunga distanza.

Brian Martin di NBA.com ha inquadrato perfettamente la portata dell’evento, ricordando come il record di Kareem fosse il punto di riferimento incontrastato da quasi quattro decenni. Tutto è iniziato ventitré anni fa, quando un diciottenne LeBron segnò il suo primissimo canestro con un tiro in sospensione dalla linea di fondo. Fu il primo di dodici tiri realizzati in un debutto esplosivo, gettando le basi di un’evoluzione continua passata anche per il suo cinquemillesimo canestro, festeggiato nel gennaio del 2010 ai tempi dei Miami Heat. Fino ad oggi, solo 235 giocatori nella storia sono riusciti a raggiungere quota 5.000.

L’infortunio e l’amarezza a fine gara Purtroppo per l’ambiente losangelino, la magia della serata si è bruscamente interrotta a quattro minuti dalla sirena finale. In un frangente cruciale, con i Lakers sotto di sole quattro lunghezze sul punteggio di 110-106, James è franato a terra dopo un duro contatto in sottomano con Nikola Jokic. Ha cercato di attutire la caduta con il braccio destro, finendo però per infortunarsi al gomito sinistro. Nonostante l’assenza di fischi da parte degli arbitri, che avrebbero giudicato “marginale” il contatto, il giocatore ha accusato un forte dolore, descrivendolo poi come la classica e fastidiosa botta al nervo del gomito.

Rientrato in campo negli ultimi due minuti dopo un rapido passaggio in panchina, James non ha potuto fare molto per ribaltare l’inerzia della gara, con i Nuggets bravi a blindare una vittoria condotta praticamente dall’inizio alla fine. Nonostante il dolore e la delusione per la sconfitta, ha comunque offerto una prestazione solida e a tutto tondo, mettendo a referto 16 punti tirando con 7 su 11, conditi dal massimo di squadra di 8 assist, 3 palle rubate e una stoppata fondamentale.

Le parole del Re Presentatosi davanti ai giornalisti, era evidente come il dolore fisico e la rabbia per il risultato gli impedissero di apprezzare appieno la sua impresa da record. Ha confessato in modo molto candido di non riuscire a metabolizzare il traguardo raggiunto, ammettendo che i suoi unici pensieri in quel momento erano rivolti al gomito dolorante e alla sconfitta appena subita.

Eppure, trovando il tempo di riflettere sul suo posto tra le leggende della pallacanestro, ha lasciato trasparire l’emozione per il lungo percorso affrontato fin da ragazzino. Essere affiancato ai giocatori che ammirava leggendo le riviste e guardando le partite in TV lo riempie di orgoglio. Ha spiegato che il suo grande desiderio, qualora fosse riuscito a entrare nell’NBA, era proprio quello di meritarsi un posto tra i grandi facendo le cose nel modo giusto. Pur non avendo mai avuto questo specifico record tra i suoi obiettivi primari, James ha riconosciuto l’importanza della serata, ammettendo che, nonostante l’epilogo amaro della partita, si tratta senza dubbio di un’impresa incredibile.

Calcio

La Sampdoria respira: 2-0 alla Salernitana nell’andata dei playout, ma la tensione resta alta

Il primo atto della sfida salvezza sorride ai blucerchiati. Al Ferraris, la squadra guidata da mister Evani supera per 2-0 la Salernitana di Marino, spingendo i campani a un passo dal baratro della Serie C. Una vittoria fondamentale, maturata in un clima pesante, che regala novanta minuti di speranza a una piazza stanca di soffrire.

Il malcontento sugli spalti e il peso dei numeri stagionali Prima del fischio d’inizio, la gradinata ha voluto mandare un messaggio inequivocabile alla società esponendo un duro striscione: “Manfredi, dirigenti competenti e basta fallimenti”. Una rabbia del tutto giustificata dai numeri impietosi di una stagione regolare vissuta sul filo del rasoio. La Sampdoria ha infatti chiuso il campionato al tredicesimo posto, collezionando appena 29 reti all’attivo contro le 36 subite e mantenendo la porta inviolata in sole 5 occasioni stagionali. Un rendimento lontano anni luce da quello delle corazzate del torneo, come il Monza di Andrea Petagna, finito secondo a suon di gol (44) e con una difesa imperforabile. Anche il cammino recente in campionato era stato a dir poco altalenante per i genovesi, capaci di trovare una sola vittoria contro il Padova nelle ultime cinque uscite, a fronte dei pareggi con Juve Stabia e Palermo e delle brucianti sconfitte con Bari e Mantova.

L’impeto iniziale e l’incornata di Meulensteen Nonostante le forti pressioni ambientali, la Samp entra in campo con la foga di chi vuole sfruttare al massimo l’occasione della sventata retrocessione diretta. Evani si affida in avanti alle certezze: Massimo Coda, vero trascinatore e miglior marcatore stagionale con 9 reti e 3 assist all’attivo, fa reparto insieme a un vivacissimo Sibilli. È proprio quest’ultimo a inventarsi le prime vere palle gol del match. Prima manda letteralmente al bar la difesa campana con una finta ubriacante per poi calciare clamorosamente a lato, poi al 24′ si libera in area e fa partire una botta potentissima su cui Christensen compie un mezzo miracolo. La porta sembra stregata, eppure al 39′ l’equilibrio si spezza. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Ferrari si inventa una sponda perfetta per la testa di Meulensteen. L’olandese non perdona e timbra il vantaggio, replicando esattamente quanto fatto nel precedente scontro diretto di inizio maggio.

Il sigillo di Curto e i calcoli per il ritorno Nella ripresa i padroni di casa gestiscono il ritmo e, a una manciata di minuti dalla fine, trovano il colpo di grazia grazie a una zampata vincente di Curto. Il finale di gara è però carico di nervosismo agonistico e l’arbitro si trova costretto a estrarre due cartellini rossi, mandando sotto la doccia prima il blucerchiato Borini e subito dopo Stojanovic.

Il fischio finale arriva tra gli applausi liberatori del pubblico di Genova, ma il discorso salvezza è tutt’altro che chiuso. Venerdì prossimo, all’Arechi di Salerno, andrà in scena l’atto conclusivo. La Sampdoria si presenterà forte del doppio vantaggio e dei numeri del suo attacco, ma dovrà mantenere alta la concentrazione. La Salernitana, infatti, sarà chiamata a una prestazione radicalmente diversa: per salvarsi dovrà per forza vincere con due gol di scarto, forte del regolamento che, in caso di parità complessiva dopo i 180 minuti, premierebbe proprio gli uomini di Marino. Il primo passo è fatto, ma per i blucerchiati restano altri novanta minuti di fuoco.

Altri sport

Il duello a distanza: Sinner e Alcaraz tra le insidie sull’erba e le gerarchie del cemento californiano

Sinner torna ad Halle. C’è un titolo da difendere e l’esordio all’Atp 500 sarà contro un qualificato, un avvio all’apparenza morbido che nasconde però un tabellone decisamente complicato. Le vere spine per il numero uno al mondo arriveranno già al secondo turno, dove ad attenderlo potrebbe esserci Aleksandr Bublik. Il kazako, attualmente numero 43 del ranking, sull’erba si trasforma e vale molto più di quanto dica la classifica. Giocatore a dir poco imprevedibile e in ottima forma, ha da poco raggiunto i quarti al Roland Garros arrendendosi proprio all’altoatesino. Curiosamente, la sua unica vittoria in carriera contro Jannik è arrivata proprio sull’erba tedesca due anni fa. Certo, parliamo di un Sinner lontano parente di quello attuale, costretto al ritiro sotto 2-0 nel secondo set per noie fisiche. Diciamo solo che l’urna poteva essere decisamente più benevola.

Guardando oltre, il cammino del campione in carica non si fa più semplice. Ai quarti l’incrocio probabile è con il ceco Machac o con il polacco Hurkacz, già affrontato in finale lo scorso anno. In un’ipotetica semifinale si profilano i nomi di Rublev, Auger-Aliassime o Khachanov, per poi arrivare all’ultimo atto contro la testa di serie numero due Alexander Zverev o, in alternativa, Daniil Medvedev.

Ad Halle l’Italia schiera anche altre pedine nel tabellone principale. Flavio Cobolli aprirà le danze contro Joao Fonseca, Luciano Darderi si ritrova subito la montagna Stefanos Tsitsipas da scalare, mentre Lorenzo Sonego incrocerà la racchetta con Struff. Sinner resta il grande favorito del torneo, ma c’è parecchia curiosità nel vedere come reagirà il fisico e la mente dopo la maratona di cinque set persa in finale a Parigi contro Carlos Alcaraz.

Le scelte di Carlitos e le incognite londinesi

A proposito del fuoriclasse spagnolo, il suo avvicinamento a Wimbledon passerà per Londra. Giocherà il Queen’s, torneo che ha già messo in bacheca nel 2023. Reduce da qualche giorno di stacco a Ibiza, il numero due del mondo debutterà nel derby contro Davidovich Fokina. Il tabellone disegna un possibile quarto di finale ad altissima tensione contro Ben Shelton. Per l’eventuale rivincita su Jack Draper, che dodici mesi fa lo estromise clamorosamente al secondo turno, Alcaraz dovrà invece aspettare un’ipotetica finale.

Indian Wells: cambiano gli equilibri nel deserto

Questa rivalità a distanza tra l’italiano e lo spagnolo ci riporta immancabilmente alle dinamiche dei grandi appuntamenti sul cemento. Prendiamo Indian Wells. Per buona parte degli ultimi tre anni, ogni volta che si sono iscritti allo stesso torneo sono partiti alla pari, da co-favoriti assoluti. Ora che si ritrovano come prime due teste di serie nel deserto californiano, l’aria che si respira è diversa. Alcaraz ha scavato un solco importante grazie ai trionfi agli US Open e agli Australian Open. Lo spagnolo ha già vinto due volte da queste parti e gode dei favori del pronostico; l’azzurro, che qui non si è mai spinto oltre i quarti, parte invece un passo indietro.

Tutto sembra girare a favore di Carlitos nel primo quarto del tabellone. I numeri parlano chiaro: un immacolato 12-0 in questo 2026 e un impressionante 27-1 negli ultimi quattro Major. Torna in uno dei suoi palcoscenici preferiti e viene naturale chiedersi se qualcuno nella sua porzione di tabellone abbia anche solo una mezza speranza di fermarlo. Alex De Minaur, seconda forza di questo spicchio, ha un impietoso bilancio di 0-6 contro lo spagnolo. Bublik ha senza dubbio il talento per far saltare il banco, ma per sfidarlo dovrebbe prima raggiungere i quarti, traguardo mai centrato in California. Casper Ruud ama i campi in cemento lenti e in passato ha dato vita a grandi battaglie con Alcaraz, però ha avuto un inizio di stagione abbastanza opaco. Botic Van de Zandschulp, possibile avversario al terzo turno, vanta forse il curriculum più interessante, avendo battuto il murciano agli US Open due anni fa. Da tenere d’occhio anche la wild card Michael Zheng, originario del New Jersey e studente all’ultimo anno della Columbia University, che se la vedrà con il francese Arthur Cazeaux.

Il terzo quarto: la terra di nessuno

Se la parte alta sembra a senso unico, il terzo quarto è un vero e proprio enigma aperto a qualsiasi scenario. Alexander Zverev e Lorenzo Musetti guidano il seeding in questa zona, ma il feeling con il deserto è per entrambi rivedibile. Il tedesco viaggia con un record di 13 vittorie e 9 sconfitte a Indian Wells e non è mai andato oltre i quarti di finale. Il toscano fa persino peggio, fermo a un bilancio di 3-5 e mai capace di superare il terzo turno.

Chi potrebbe infilarsi in questo varco? Flavio Cobolli è un nome caldo, fresco vincitore del titolo di Acapulco dopo aver piegato Frances Tiafoe in finale. La sfortuna vuole che i due potrebbero scontrarsi nuovamente già al terzo turno. Attenzione poi a Félix Auger-Aliassime. Nell’ultimo mese il canadese ha cambiato marcia portando a casa un titolo, una finale e una semifinale. Il tabellone lo proietta verso un possibile incrocio al terzo turno con Andrey Rublev, che però arriva direttamente da Dubai, dove era impegnato con Medvedev.

Calcio

La Sampdoria ipoteca la salvezza: 2-0 alla Salernitana nell’andata dei playout

Il messaggio della gradinata del Ferraris non ammetteva repliche. Uno striscione eloquente, “Manfredi, dirigenti competenti e basta fallimenti”, ha accolto le squadre in campo all’ingresso sul prato verde. L’urgenza di mantenere la categoria si respirava nell’aria. Dopo un mese di attesa snervante dovuto al caso Brescia, è andato finalmente in scena il primo atto di questo drammatico playout di Serie B. Ad avere la meglio è stata la Sampdoria. I ragazzi guidati da Evani si sono imposti per 2-0, compiendo un passo enorme verso la permanenza nel campionato cadetto e spingendo inevitabilmente i campani sull’orlo della Serie C.

Spinta offensiva e il timbro di Meulensteen

Fin dai primissimi istanti, i padroni di casa hanno messo sul piatto tutta la loro determinazione. L’obiettivo era azzannare subito la partita. Il tecnico doriano ha scommesso sul tandem offensivo formato da Coda e Sibilli, e proprio quest’ultimo si è rivelato un autentico incubo per la retroguardia ospite. Dopo aver disorientato la difesa avversaria con una finta pregevole, il numero 33 ha però clamorosamente fallito il bersaglio. Non si è arreso. Al minuto 24 ci ha riprovato con una conclusione potentissima, trovando sulla sua strada un riflesso prodigioso di Christensen. La svolta è maturata al 39′. Ferrari ha pennellato un cross perfetto da calcio d’angolo e Meulensteen, curiosamente già letale per i granata nella sfida di maggio, ha svettato di testa insaccando il pallone dell’1-0.

Scintille nel finale e il raddoppio

Nella ripresa la formazione ligure ha saputo gestire il prezioso vantaggio, decidendo di colpire in modo definitivo solo nei minuti conclusivi. Una provvidenziale zampata di Curto ha chiuso i conti. Gli istanti finali della gara di Marassi sono stati però macchiati da un fortissimo nervosismo, sfociato in due inevitabili espulsioni: prima ha dovuto abbandonare il campo Borini per la Sampdoria, seguito a ruota da Stojanovic per gli ospiti. Il fischio dell’arbitro è arrivato poi coperto dagli applausi scroscianti del pubblico genovese.

L’ardua missione all’Arechi

Tra soli cinque giorni, lo stadio Arechi di Salerno si trasformerà nel teatro dell’ultimo, definitivo verdetto. La Salernitana si trova di fronte a una montagna quasi impossibile da scalare. Per ribaltare la situazione e salvarsi, ai granata servirà un’impresa assoluta: dovranno vincere con almeno due reti di scarto, forti del fatto che in caso di parità complessiva al termine del doppio confronto la spunterebbe la formazione di Marino. Servirà però una prestazione sideralmente lontana da quella opaca vista stasera. L’allenatore dovrà fare affidamento sull’esperienza e sull’orgoglio dell’intera rosa. Dagli estremi difensori come Pietro Terracciano e Thomas Strakosha, passando per i veterani della linea arretrata tra cui Raffaele Schiavi, Trevor Trevisan e Alessandro Tuia. A centrocampo, i muscoli e la corsa di elementi come Davide Moro, Andrea Bovo e Manolo Pestrin dovranno supportare l’estro di giocatori come Ronaldo e Leonardo Gatto. In attacco, il peso disperato della rimonta graverà sulle spalle di Alfredo Donnarumma, Antonio Zito, Sergiu Bus e dell’australiano Ikonomidis. L’appuntamento è fissato a venerdì: non ci sono più prove d’appello.

Sport

Sinner-Alcaraz, egemonia e contromosse: la lezione di Djokovic. Jannik intanto riparte da Halle: “Ho staccato col ping pong”

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner continuano a estendere la loro egemonia sui tornei del Grande Slam, una supremazia ribadita dal recente trionfo dello spagnolo agli Australian Open. Novak Djokovic, fedele al suo ruolo di ultimo baluardo della vecchia guardia, ha dato fondo a tutte le sue energie per arginare questa ondata, prima superando Sinner in semifinale e poi strappando il primo set ad Alcaraz nell’atto conclusivo. Ed è proprio osservando quel parziale d’apertura che Greg Rusedski ha individuato una traccia, forse l’unica, per scardinare il controllo dei due giovani fenomeni.

Nella prima parte del duello a Melbourne, Djokovic ha quasi fermato il tempo, dominando il numero uno del mondo con un’urgenza tattica impressionante. Il ventiquattro volte campione Slam ha negato al giovane rivale qualsiasi tempo per ragionare, servendo con autorità e spingendo col dritto per chiudere il punto a rete. Un avvio folgorante che ha visto il serbo concedere le briciole al servizio e brekkare due volte il favorito in poco più di mezz’ora. Alcaraz, apparso vulnerabile e incapace di trovare il suo ritmo, sembrava alle corde. Tuttavia, la freschezza atletica ha poi fatto la differenza: con il calare dell’intensità di Novak e l’emergere della fatica fisica, l’inerzia è passata nelle mani dello spagnolo, abile a recuperare lo svantaggio e a sigillare il suo primo titolo australiano.

Aggredire subito: l’unica via possibile

Secondo l’analisi di Rusedski, quel primo set non deve essere archiviato come un momento fugace, ma studiato come un vero e proprio manuale tattico. I giocatori che ambiscono a sfidare il duopolio Sinner-Alcaraz non possono permettersi il lusso di un tennis passivo o di entrare in partita gradualmente, specialmente nei Major. La strategia deve essere l’attacco totale fin dalla prima palla, prendendo rischi calcolati per rompere il ritmo agli avversari immediatamente.

“Una volta che Carlos e Jannik entrano in confidenza e si sentono a loro agio, per gli altri non c’è più nulla da fare”, avverte l’ex tennista britannico. “Lo abbiamo visto nella finale: Djokovic è partito forte, aggredendo e scendendo a rete. Gli altri devono capire che quella è l’unica strada, perché se permetti a questi due di impostare il loro gioco, le tue possibilità svaniscono”. Certo, replicare l’intensità di Djokovic è impresa ardua, ma il serbo ha dimostrato che uno spiraglio esiste e il resto del circuito dovrà avere il coraggio di infilarcisi.

Sinner riparte da Halle: tra amici e normalità

Mentre il mondo del tennis analizza come fermare la coppia d’oro, Jannik Sinner guarda avanti. Tornato a parlare per la prima volta dopo la finale del Roland Garros persa proprio contro Alcaraz, l’azzurro è approdato ad Halle per difendere il titolo conquistato lo scorso anno. Nella giornata dedicata ai media, il numero uno del mondo ha raccontato come ha gestito i giorni immediatamente successivi alla delusione parigina, cercando rifugio nella semplicità.

“Ho passato qualche giorno con gli amici e i miei familiari, divertendomi con cose normali, come giocare a ping pong”, ha confessato Jannik. Per il campione altoatesino, la chiave per metabolizzare la sconfitta risiede nel trovare un equilibrio fuori dal campo, circondandosi di persone che gli vogliono bene per staccare la spina dalla pressione agonistica.

La prospettiva positiva

L’atteggiamento mentale di Sinner rimane la sua arma più affilata. Ai microfoni di Sky, ha spiegato come la delusione possa essere trasformata in consapevolezza a seconda della prospettiva da cui la si osserva. Inutile rimuginare sui dettagli negativi o sui match point mancati; meglio concentrarsi sul quadro generale. “Posso vedere una partita mai giocata così bene su quella superficie”, ha sottolineato Sinner, evidenziando come essere rimasto mentalmente “sul pezzo” per cinque ore e mezzo sulla terra rossa rappresenti un segnale di enorme crescita.

Ora l’attenzione si sposta sull’erba tedesca. Se per il singolare bisognerà attendere probabilmente martedì, il ritorno in campo è già previsto in doppio al fianco di Lorenzo Sonego, ricomponendo così la coppia protagonista della cavalcata in Coppa Davis del 2023.