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LeBron James nella storia: supera Abdul-Jabbar per canestri realizzati, ma i Lakers cadono a Denver

A quarantun anni suonati, LeBron James continua a riscrivere inesorabilmente i libri di storia della NBA. Giovedì notte, durante la sfida contro i Denver Nuggets, il fuoriclasse dei Los Angeles Lakers ha superato Kareem Abdul-Jabbar diventando il leader di tutti i tempi per canestri dal campo realizzati in carriera. Un traguardo a dir poco monumentale, che tuttavia ha assunto un sapore decisamente agrodolce a causa di una sconfitta per 120-113 e di un preoccupante infortunio al braccio che ha finito per rovinare la festa.

Il tiro del sorpasso Il momento esatto in cui la storia della pallacanestro ha cambiato pagina è arrivato a soli dodici secondi dal termine del primo quarto. James ha mandato a bersaglio il suo terzo tiro della serata, un classico jumper in virata da circa quattro metri eludendo la marcatura di Zeke Nnaji. Quel pallone scivolato dolcemente nella retina rappresentava il suo canestro numero 15.838, superando così i 15.837 accumulati da Abdul-Jabbar nel corso di una carriera ventennale conclusasi nel 1989. Subito dopo la giocata, l’NBA ha pubblicato sui propri canali la conferma ufficiale del nuovo record. A guardare tutti dall’alto verso il basso ci sono ora loro due, mentre al terzo posto, molto distanziato in questa élite del basket, rimane Karl Malone con 13.528 canestri.

Le cifre di un dominio assoluto Questo nuovo primato aggiunge un ulteriore, pesantissimo tassello a una carriera che semplicemente non ha eguali. Già nel febbraio del 2023, James aveva strappato allo stesso Abdul-Jabbar lo scettro di miglior marcatore di sempre della lega, e appena un anno fa aveva superato l’incredibile barriera dei 50.000 punti complessivi tra stagione regolare e playoff. Adesso, a distanza di tre anni da quel fatidico sorpasso nei punti, nessuno nella storia di questo sport ai massimi livelli ha segnato più tiri di lui.

Mettendo a confronto le statistiche dei due campioni emergono filosofie di gioco ben diverse. Abdul-Jabbar, un vero e proprio virtuoso del post basso famoso per il suo letale gancio cielo, ha chiuso la carriera con un impressionante 55,9% al tiro su 28.307 tentativi, di cui appena 18 scoccati da oltre l’arco dopo l’introduzione del tiro da tre punti a metà del suo percorso sportivo. James, dal canto suo, viaggia con il 51,6% ma con un volume di gioco nettamente superiore: 31.274 tentativi, compresi oltre 7.500 tiri dalla lunga distanza.

Brian Martin di NBA.com ha inquadrato perfettamente la portata dell’evento, ricordando come il record di Kareem fosse il punto di riferimento incontrastato da quasi quattro decenni. Tutto è iniziato ventitré anni fa, quando un diciottenne LeBron segnò il suo primissimo canestro con un tiro in sospensione dalla linea di fondo. Fu il primo di dodici tiri realizzati in un debutto esplosivo, gettando le basi di un’evoluzione continua passata anche per il suo cinquemillesimo canestro, festeggiato nel gennaio del 2010 ai tempi dei Miami Heat. Fino ad oggi, solo 235 giocatori nella storia sono riusciti a raggiungere quota 5.000.

L’infortunio e l’amarezza a fine gara Purtroppo per l’ambiente losangelino, la magia della serata si è bruscamente interrotta a quattro minuti dalla sirena finale. In un frangente cruciale, con i Lakers sotto di sole quattro lunghezze sul punteggio di 110-106, James è franato a terra dopo un duro contatto in sottomano con Nikola Jokic. Ha cercato di attutire la caduta con il braccio destro, finendo però per infortunarsi al gomito sinistro. Nonostante l’assenza di fischi da parte degli arbitri, che avrebbero giudicato “marginale” il contatto, il giocatore ha accusato un forte dolore, descrivendolo poi come la classica e fastidiosa botta al nervo del gomito.

Rientrato in campo negli ultimi due minuti dopo un rapido passaggio in panchina, James non ha potuto fare molto per ribaltare l’inerzia della gara, con i Nuggets bravi a blindare una vittoria condotta praticamente dall’inizio alla fine. Nonostante il dolore e la delusione per la sconfitta, ha comunque offerto una prestazione solida e a tutto tondo, mettendo a referto 16 punti tirando con 7 su 11, conditi dal massimo di squadra di 8 assist, 3 palle rubate e una stoppata fondamentale.

Le parole del Re Presentatosi davanti ai giornalisti, era evidente come il dolore fisico e la rabbia per il risultato gli impedissero di apprezzare appieno la sua impresa da record. Ha confessato in modo molto candido di non riuscire a metabolizzare il traguardo raggiunto, ammettendo che i suoi unici pensieri in quel momento erano rivolti al gomito dolorante e alla sconfitta appena subita.

Eppure, trovando il tempo di riflettere sul suo posto tra le leggende della pallacanestro, ha lasciato trasparire l’emozione per il lungo percorso affrontato fin da ragazzino. Essere affiancato ai giocatori che ammirava leggendo le riviste e guardando le partite in TV lo riempie di orgoglio. Ha spiegato che il suo grande desiderio, qualora fosse riuscito a entrare nell’NBA, era proprio quello di meritarsi un posto tra i grandi facendo le cose nel modo giusto. Pur non avendo mai avuto questo specifico record tra i suoi obiettivi primari, James ha riconosciuto l’importanza della serata, ammettendo che, nonostante l’epilogo amaro della partita, si tratta senza dubbio di un’impresa incredibile.